Ma quale autunno?! Accogliamo il suo arrivo con i frutti della dispensa estiva

santaBreraDopo le turbolenze climatiche di questa pazza estate, l’autunno sembra essere iniziato nel migliore del modi con sole, caldo, cielo blu e aria fresca. Tutte condizioni che ci permettono di godere ancora per un po’ della bella stagione.
Intanto c’è chi, dalla campagna, comincia a tirar fuori i frutti della dispensa estiva. Si sa, infatti, che luglio e agosto sono i mesi dell’abbondanza e dei raccolti, motivo per cui, oggi come allora, molte aziende agricole mettono in pratica i saperi materiali contadini e valorizzano ogni singolo ingrediente.

Cascina Santa Brera, nella figura della vulcanica Irene Di Carpegna, contadina di San Giuliano Milanese, ha prodotto durante i mesi estivi una grande quantità di conserve dell’orto. Approfittando dell’ampio frutteto di proprietà, ma anche dei vicini boschi ricchi di piante selvatiche, talvolta rare, ha realizzato confetture di altissima qualità.

Gelsi, amarene, ma anche fichi, more, susine, prugne selvatiche, nespole e rosa canina…
Che cosa rende esclusive queste confetture?

1) Anzitutto si tratta di manufatti artigianali all’ennesima potenza! Frutta raccolta a mano in piena maturazione, coltivata secondo i canoni dell’agricoltura biologica….
2) In secondo luogo, si tratta di frutti in molti casi rari, come i gelsi, pianta della tradizione  delle nostre campagne quasi del tutto scomparsa.
3) In ultimo, il processo di lavorazione: dall’80 fino al 90% di frutta impiegata!!! Una percentuale altissima, che permette di poter valorizzare al meglio il gusto originario dei frutti di partenza. Pochissimo zucchero grezzo di canna e il risultato è garantito!

News dagli agricoltori – Cascina Santa Brera

Vi parliamo questa volta dell’azienda di Irene Di Carpegna, un’agricoltrice vera, titolare di Cascina Santa Brera. Una realtà che vi invitiamo ad andare a visitare, approfittando non solo dell’agriturismo e dell’ottimo cibo che potrete gustare, ma anche dello straordinario spirito di accoglienza.

Cortile 01

Irene conduce la cascina – un’isola felice e di tranquillità, a pochi minuti da Milano – in totale armonia con il territorio proponendo un modello agricolo basato sulla sostenibilità e il rispetto della cultura agricola locale.

DSC_0210

Le produzioni principali sono le uova, da galline felici allevate nel pieno rispetto del loro benessere, ma anche conserve, ortaggi e frutta BIO e occasionalmente la carne.

Sulla carne avremo modo di parlarvi nei prossimi giorni, ma vi anticipiamo che per un periodo limitato (dal 31 gennaio all’11 febbraio), sarà possibile acquistare un Box misto di Carne Varzese BIO, un’eccellenza rara, una delle straordinarie testimonianze del patrimonio bovino italiano, da animali allevati con cura e alimentati solamente con erba e fieno (modello grass-fed).

L’agriturismo di Santa Brera è dotato di un laboratorio funzionale alla trasformazione dell’ortofrutta BIO. Favolose sono le conserve, dai sottoli alle confetture extra (con percentuali di frutta altissimi): un’occasione per riscoprire alcuni frutti perduti, ormai in disuso, quali nespole, azzeruoli, cotogne, more di gelso e sambuco.

DSC_0264

E infine un cenno doveroso sul ruolo educativo e didattico dell’azienda: Irene, oltre a seguire le misure dell’agricoltura biologica, ha scelto di adottare un progetto di permacoltura, ovvero un sistema di agricoltura integrato, ecosostenibile che tiene in considerazione le relazioni tra ambiente, uomo, animali, paesaggio, biodiversità, estetica. Cascina Santa Brera è per questo un centro di divulgazione di pratiche agricole sostenibili, a servizio di agricoltori, cittadini e appassionati.

Agricola Bioinvio, il sorriso della Sicilia

Bioinvio

Eccoli qua, sorridenti come il sole della loro magnifica terra…la Sicilia. Parliamo della famiglia Di Genonimo dell’azienda agricola Bioinvio.

Rosario, la figlia Francesca e i loro collaboratori sono le anime di un’azienda situata a Vittoria, in provincia di Ragusa, dedita da quattro generazione alla produzione di agrumi.

Dal 1994 l’azienda è certificata biologica (tra le prime in Sicilia) e produce arance, limoni, clementini, mandarini e pompelmi. Significativa la presenza di differenti varietà, dalle più precoci, disponibili a inizio novembre, alle più tardive, che arrivano fino a primavera inoltrata. La produzione avviene in campo aperto, senza forzature, privilegiando la vocazionalità del territorio, perfettamente adatto per gli agrumi.

Una parte della frutta è destinata anche a una piccola linea di prodotti trasformati (marmellate, canditi), realizzati in collaborazione con il laboratorio Romeo di San Giuliano Milanese, dove l’azienda dispone di un piccolo deposito.

Cascina Santa Brera, Bio…e oltre

Ecco qui Irene, mente e anima del progetto Cascina Santa Brera. In compagnia di Charlie (nella foto) e di fidati collaboratori, porta avanti un modello agricolo basato sulla sostenibilità e sul rispetto della cultura agricola locale.

Santa Brera è un’azienda Biologica, ma che guarda ben oltre carte, protocolli e burocrazia. Irene ha scelto di andare oltre il Bio e di adottare un progetto di permacoltura, ovvero un sistema di agricoltura integrato, ecosostenibile che tiene in considerazione le relazioni tra ambiente, uomo, animali, paesaggio, biodiversità, estetica.

Cascina Santa Brera offre, infatti, una produzione poliedrica, dall’allevamento animale, alla coltivazione dei cereali e degli ortaggi, alla gestione del bosco, all’attività agrituristica, il tutto inserito in un ambientazione davvero suggestiva. Le produzioni principali sono le uova, da galline felici allevate nel pieno rispetto del loro benessere, ma anche conserve, qualche ortaggio e occasionalmente la carne.

In questi giorni di fine estate, l’azienda ha messo a disposizione alcune verdure dell’orto BIO…. Approfittate infatti di erbette, peperoncini, catalogna, prezzemolo, sedano, ma anche le prime conserve…

http://www.cortilia.it/vendita-diretta-prodotti-locali/santa-brera

 

Il biologico non è sostenibile. Sarà vero? Storia di un eterno dilemma

Mangiare biologico non è solo una scelta consapevole a favore di un’alimentazione più sana, ma un comportamento con moltissime implicazioni etiche sulla salvaguardia del nostro ambiente naturale. La scelta individuale di portare in tavola cibi che siano sani e genuini e che mantengano, cioè, il più possibile inalterate le loro caratteristiche nutrizionali si sposa davvero con la causa della sostenibilità ambientale?

Parrebbe di no. Questo il grande paradosso evidenziato da un recente studio pubblicato su Nature. In sostanza, lo studio dimostra che l’agricoltura biologica, se estesa in modo generalizzato, avrebbe un impatto sull’ambiente e sulla biodiversità negativo. Il motivo è molto semplice: la coltivazione con metodo biologico ha una resa inferiore rispetto alla coltura convenzionale, quindi  per soddisfare il fabbisogno crescente di cibo sarebbe necessario andare a consumare moltissimo terreno, cosa che determinerebbe una maggiore deforestazione e perdita di biodiversità.

Lo studio, attraverso un’analisi comparativa delle rese relative al metodo di produzione biologico e a quello convenzionale, dimostra che le rese ottenute in agricoltura biologica sono in genere più basse – in media del 5% (ad es. per i legumi) rispetto a quelle dell’agricoltura convenzionale. In casi limite, le rese possono arrivare a essere inferiori del 13% quando, anziché le pratiche dell’agricoltura convenzionale, svengono usate le migliori pratiche biologiche e addirittura il 34% quando si parla di colture come i cereali .

Campagna

Secondo gli autori: “Anche se le rese sono solo uno dei vari benefici ecologici, sociali ed economici forniti da un particolare sistema di produzione agricola, è ampiamente accettato che avere alte rese sia un aspetto centrale per la sicurezza alimentare sostenibile su una superficie agricola limitata”.

Tuttavia, le rese sono solo una parte di una serie di fattori economici, sociali e ambientali che devono essere presi in considerazione nel misurare i benefici dei diversi sistemi di coltivazione.

Se è vero che nei paesi industrializzati la questione centrale è se i benefici ambientali della produzione biologica compensino o meno i costi della riduzione della produttività, nei paesi in via di sviluppo una questione chiave è se l’agricoltura biologica possa contribuire a nutrire una popolazione in costante aumento (che nel 2050 si stima potrebbe raggiungere i 9 miliardi di persone).

Forse la soluzione risiede nell’abbandonare la querelle che da anni vede contrapposte l’agricoltura biologica a quella convenzionale e nell’individuare soluzioni complementari a seconda dei diversi contesti territoriali nell’interesse comune.

Voi cosa ne pensate?