I giardini di marzo

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Provate a visitare le campagne milanesi in questa stagione… cosa noterete? Un paesaggio ancora invernale che guarda con ottimismo al risveglio della primavera. Le semine sono ormai vicine, gli agricoltori sono pronti, le prime insalate sono già in arrivo, il palato si prepara alle primizie e a gusti freschi e rigeneranti. In parole povere: la disponibilità di frutta e verdura in questo mese è ridotta veramente all’osso… Non c’è mese più critico come questo: da una parte assistiamo alla fine delle scorte dell’autunno e dell’inverno (mele, pere, kiwi, patate), dall’altra alla fine del ciclo produttivo delle verdure invernali (verze, cavoli, broccoli, cavolfiori, radicchio, cicoria, ecc.). A questo si aggiunge anche un andamento stagionale non dei più facili. “L’inverno” – ci raccontano gli agricoltori – “è stato buono in termini di temperature medie, ma caratterizzato da poca luce che porterà a inevitabili ritardi sulle produzioni”.

E poi – senza alcuna vena polemica – bisogna anche ricordare che le campagne milanesi non sono mica le distese della piana di Agrigento o il Tavoliere delle Puglie….

Insomma, cosa fare?

1) Ci accontentiamo e attendiamo con ottimismo e sorriso alla primavera, rinunciando magari alle turgide forme che caratterizzano le verdure nel pieno della sua stagionalità?
– è il caso dei cavolfiori e dei broccoli che in questo momento dell’anno iniziano a perdere le grandi dimensioni.
– è il caso delle mele e delle pere locali che iniziano a perdere la loro croccantezza e polposità.

2) Accettiamo il compromesso e andiamo a ricercare le primizie che arrivano dal Centro-Sud Italia o dalle zone più calde e vocate, in attesa che la pianura padana si attivi?
– è il caso delle mele del Trentino o dell’Alto Agide che sebbene siano frutto del raccolto della scorsa estate, si presentano ancora fresche e ben conservate.
– è il caso delle sedano, delle carote e di altre verdure che arrivano dal Lazio o dalla Puglia.

3) Cediamo alle tentazioni peccaminose proposte dai mercati rionali o dai supermercati e ci arrendiamo all’invasione di fragole spagnole (per quelle degli agricoltori occorre aspettare ancora un paio di mesi), zucchine e melanzane da serre riscaldate della Sicilia o del Marocco, peperoni olandesi, asparagi del Perù.

Una risposta efficace? Affidiamoci al buon senso, e – non dimentichiamo – alla famigerata arma del gusto: una fragola o una ciliegia in questa stagione oltre che triste e risultato di una forzatura produttiva altamente inquinante, non può che essere povera di gusto… Forse vale la pena aspettare.
D’altra parte, non facciamoci prendere dagli integralismi più sfrenati del Chilometro Zero (in particolare di fronte ai limiti di questa stagione), magari accettando con positività la forza della rete diretta tra produttori che porta ad avere al nord – per fortuna – carciofi, arance e tanti altri straordinari esempi del patrimonio agricolo italiano.i

 

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