Informazioni su Cortilia

www.Cortilia.it è il primo mercato agricolo online per la vendita e la distribuzione di prodotti artigianali locali. Mette in contatto produttori e consumatori senza intermediari e organizza la consegna della spesa a domicilio.

Cortilia apre a Mercato Centrale Torino

Siamo felici di annunciare l’apertura del nostro primo store fisico Cortilia insieme a Mercato Centrale a Torino. 

Il Mercato Centrale, che aprirà il 13 Aprile 2019 a Torino, coprirà una superficie di 4500 mq, distribuiti su tre livelli, e ospiterà anche eventi e attività culturali. Al suo interno sarà presente il nostro primo punto vendita Cortilia, un negozio dal taglio innovativo dove sarà possibile acquistare una selezione del più vasto assortimento presente online e anche assaggiare i prodotti in loco attraverso un’offerta di piatti unici appositamente pensati per il punto vendita fisico.

La passione per i prodotti artigianali accomuna da sempre le due aziende, entrambe condividono l’obiettivo di supportare il ciboautentico, valorizzandolo e rendendolo più disponibile per i propri clienti.

Per far scoprire e valorizzare i prodotti dei nostri produttori, offriremo a Mercato Centrale un menu di Bowl del Contadino: piatti unici bilanciati composti da una base nutriente (riso, farro, orzo, etc.), un ingrediente proteico (pollo, legumi, pesce, etc.) e un mix di verdure di stagione e semi o frutta secca per dare croccantezza. Per i Clienti sarà possibile anche fare la spesa acquistando i nostri best seller Cortilia.  Infine, contribuiremo al ricco piano di eventi del Mercato invitando i nostri produttori ad incontrare i clienti e offrendo i prodotti in degustazione. 

Il progetto rappresenterà per noi un passo concreto verso la multicanalità: si tratta infatti di un’attività sperimentale volta a far conoscere il nostro brand a oggi solo digitale, vogliamo così esplorare nuove modalità di interazione con i clienti per potenziare il nostro business online.  Sarà anche un’occasione per apprendere nuove competenze e stringere nuove alleanze con i produttori del territorio.

Mercato Centrale aprirà a Piazza Repubblica, 25 – Torino dal 13 Aprile 2019. 

Cortilia è il primo mercato agricolo online a mettere in contatto agricoltori, allevatori e produttori artigianali con consumatori attenti ai sapori autentici, alla qualità, alla tracciabilità e agli acquisti consapevoli, consegnando comodamente a casa in meno di 24 ore. 

Mercato Centrale è un’idea che diventa luogo, un punto di riferimento per chi ama, vive e sceglie il cibo. Il Mercato Centrale Torino, posizionato nel centro cittadino, parteciperà attivamente al grande progetto di riqualificazione del quartiere di Porta Palazzo, diventando non solo un luogo per fare la spesa, ma un centro di aggregazione in cui cibo e cultura si fondono in maniera naturale e spontanea.

La settimana del detox: una gioia per la salute ma anche il palato

Dopo varie settimane di festeggiamenti, in cui ci auguriamo non vi siate fatti mancare nulla, è arrivato il nuovo anno, tempo di bilanci e di bilance! Mangiare e bere in buona compagnia sicuramente ha fatto bene al nostro spirito, anche se degli eccessi probabilmente il nostro organismo ne risente. Detox, o disintossicazione, significa aiutare l’organismo a liberarsi dalle sostanze nocive accumulate durante le feste: sovrabbondanza di grassi, sale, alcool e zuccheri, che andrebbero consumate in quantità limitate e che invece dominano le nostre tavole imbandite da inizio dicembre fino a gennaio.

Detox!

Ma niente panico! Nonostante la fredda stagione invernale, la natura ci offre tutto il necessario per aiutare il nostro corpo a riprendersi ed affrontare il gelo con il giusto apporto di vitamine, fibre e sali minerali e ripulirsi dalle eccedenze, dandoci tutta l’energia necessaria ad iniziare il nuovo anno. E’ infatti ormai risaputo che l’alimentazione ha effetti non solo sul fisico, ma anche sulla psiche e una dieta sana e bilanciata aiuta il funzionamento della mente e dà energia su tutti i fronti.  Basta avere un minimo di fantasia per assemblare frutta e verdura, oppure affidarsi a kit creati appositamente per creare estratti, succhi, frullati o anche zuppe, passati di verdura. Bere tanta acqua ed eliminare cibi ricchi di grassi, sale e zucchero è il primo passo per avviare la disintossicazione. Se si affianca a questa pratica il consumo di alcuni alimenti, il risultato è garantito; di seguito alcuni esempi.

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Finocchio: questo ortaggio carico di fibre e povero di calorie, dal gusto gradevole e rinfrescante, è molto ricco di sali minerali, quali potassio, calcio e fosforo, utili per prevenire crampi e stanchezza, oltre che rinforzare le ossa. Contiene vitamina A, essenziale per la pelle e la vista, vitamina B e C, alleata del sistema immunitario oltre che prezioso antiossidante. Inoltre il finocchio ha effetti diuretici, fondamentali per l’eliminazione di tossine dall’organismo. Provalo subito in estratti, frullati, in insalate o semplicemente cotto al vapore.

Mela : beh, sappiamo come recita il famoso detto! E come spesso succede, la cultura popolare serba grandi verità, quindi non tiriamoci indietro e buttiamoci nel consumo di mele per questa settimana di depurazione e oltre. La mela è infatti un grande alleato per la ripulire l’organismo da sostanze tossiche, grazie alla presenza naturale di pectina, che favorisce le funzioni intestinali e diminuisce i livelli di colesterolo. Essa è inoltre ricca di fibre, e vitamine oltre che povera di grassi e proteina. . Anche per la mela suggeriamo estratti, frullati, insalate o cotta con un pizzico di cannella.

Limone: la leggenda lo vuole bruciagrassi, nelle case diventa spesso il rimedio per ogni male. Il limone, versatile condimento per moltissime ricette, è anche un grande alleato per la nostra salute. Esso ha infatti grandi proprietà depurative e drenanti, aiutando a liberarsi dei liquidi in eccesso, stimola il fegato e la cistifellea a lavorare meglio, è ricco di vitamina C, potente antiossidante e di minerali. Esso stimola il metabolismo in generale, essendo un grande alleato nella perdita di peso. Comincia la tua giornata con un estratto che contenga al limone, o condisci la tua insalata al posto dell’aceto,  e sarà tutto in discesa!

Con questi piccoli consigli e i kit studiati appositamente per facilitare un’alimentazione sana e ricca frutta e verdura non avrai che da scegliere e mangiare con gusto la migliore frutta e verdura di stagione!

MIELE ED ALVEARE: UN MICROCOSMO DA SCOPRIRE CON I PRODUTTORI DI CORTILIA

Grazie a Daniele di Dada Miele e Luigi de Le Api di Famolasco con cui abbiamo organizzato un incontro e aperitivo nella nostra seconda casa di Cascina Cuccagna, scoprendo tante curiosità sul miele e sugli alveari e passando una serata dolcissima!

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Cosa è un alveare?

Un alveare è il ricovero artificiale (in natura si chiama arnia) in cui vive una colonia di api. La colonia è una società estremamente organizzata e ordinata, in cui ogni elemento ha un ruolo ben definito. Per ogni alveare vi è un’ape regina, una solamente, mentre le api assumono compiti diversi a seconda delle fasi della loro vita. Passano dall’essere pulitrici (puliscono e tengono in ordine l’alveare), a cuoche e nutritrici (producono e forniscono nutrimento alle larve), per poi diventare costruttrici (costruiscono le celle). Diventano poi difensori dell’alveare, in maniera quasi militare. Infine saranno bottinatrici, andando in cerca di polline per la produzione di nettare. Questa chiara divisione del lavoro permette una grande capacità di coordinamento e organizzazione.

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L’ecosistema ideale e l’ambiente circostante.

L’ambiente in cui le api prosperano meglio è uno in cui vi sono molte fioriture di piante ed alberi, e nel quale non sia presente agricoltura intensiva che utilizza pesticidi e fertilizzanti chimici. Le api infatti quando entrano in contatto con questi prodotti rischiano di morire sul posto, non riuscire a tornare all’alveare, o se riescono a tornare infettano del prodotto chimico l’intero alveare. Api e agricoltura sono in un rapporto di interdipendenza, in quanto le api hanno bisogno del nettare dei fiori di un ecosistema sano, mentre le piante necessitano delle api per il processo di impollinazione.

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Mille gusti del miele: come è possibile?

Ogni ape quando inizia il processo di impollinazione rimane fedele a quel tipo di pianta, producendo così un miele strettamente legato al fiore di una varietà vegetale in particolare. Quindi se un alveare si trova vicino a degli alberi di acacia ad esempio, il miele sarà il risultato del nettare di quell’albero. Avremo così miele di castagno, miele di tiglio, miele di tarassaco, ecc. Il miele millefiori è invece il risultato di un’ impollinazione mista, quando non vi è una varietà vegetale dominante e/o sufficiente. Esso sarà quindi molto diverso di volta in volta. Per seguire le fioriture le api, e quindi gli apicoltori, hanno una vita nomade: le Api di Luigi ad esempio trascorrono l’inverno in Liguria.

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Il miele e le alte temperature: una combinazione da evitare

Il calore è estremamente dannoso per il miele e ne danneggia molte proprietà nutritive. Smettete subito quindi di mettere il miele nel vostro tè bollente. Dovrete aspettare che diventi tiepida (idealmente 45°C) prima di aggiungerlo. Lo stesso vale per le preparazioni cotte: rimarranno gli aromi e la dolcezza, ma molte proprietà andranno perse. Esso resta in ogni caso una ottima alternativa di dolcificante naturale e locale, quindi da preferire allo zucchero, di qualsiasi tipo esso sia. Fate attenzione però: un miele di qualità prima o poi cristallizza: è un processo del tutto naturale, che non ne compromette l’idoneità al consumo; è anzi sinonimo di un miele del tutto naturale. Spesso i mieli più “industriali” vengono pastorizzati ad alte temperature per evitare la cristallizzazione, ma come detto sopra con questo processo il miele perde di qualità.

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Utilizzi e come apprezzarlo

Come anticipato il modo migliore per apprezzare il miele è a crudo: ti consigliamo di inalare gli odori ed apprezzare con l’olfatto prima che con il gusto, per coglierne le varie sfumature. Il miele è ottimo come coronamento di formaggi, nello yogurt, nel tè e nelle tisane, ma anche come dolcificante per la preparazione di torte e dessert, o semplicemente su una fetta di pane per colazione.

Foto: Le Api Di Famolasco

IL MONDO DELL’OLIO: LE COSE CHE NON SAPEVI

L’olio: l’oro verde, un prodotto che usiamo ogni giorno e di cui sappiamo pochissimo. Ogni regione del mondo ha adottato nel corso dei millenni diversi tipi di grasso, in base alle risorse del territorio e alle abitudini alimentari e culturali.  Olio di oliva, olio di cocco, olio di girasole, di arachidi e tanti altri, ma anche burro, strutto, lardo: sono infinite le varianti di grasso che gli uomini sanno sfruttare al meglio per le loro esigenze. I grassi, spesso demonizzati, sono un elemento fondamentale delle nostre diete, ma non tutti i grassi sono uguali. Come fare a scegliere quelli migliori, e quelli più adatti ai diversi tipi di cottura?  Per oggi ci concentriamo su quelli vegetali.

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Olio extravergine di oliva: cosa è e come lo si definisce?

E’ l’olio mediterraneo per eccellenza, da millenni principale fonte di grasso in paesi come l’Italia, la Grecia, la Spagna, la Francia. Solamente in Italia esistono oltre 500 cultivar (varietà) di olive, immenso patrimonio di biodiversità.  Premettendo che l’olio extravergine di oliva si ottiene esclusivamente per estrazione, senza nessun intervento chimico-fisico di raffinazione, i parametri per definirlo tale sono tecnici e difficili da valutare individualmente: livello di acidità, numero di perossidi, assorbimento ultravioletto, quantità di cere. L’ultima voce, l’analisi sensoriale, si affida invece a panel di esperti che attraverso un giudizio organolettico valutano la qualità del prodotto.

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Da cosa dipende la qualità, come scegliere e come conservarlo.

La qualità dell’olio viene determinata da diversi fattori quali l’ambiente nel quale vengono coltivate le olive, le cultivar, i tempi e le modalità di raccolta e di trasporto, le tecniche di trasformazione e le tecniche di lavorazione. Per scegliere un buon olio il punto di partenza è l’etichetta:  se troviamo scritto olio di oliva extravergine proveniente dall’UE difficilmente sarà un olio italiano, ma probabilmente arriva da altri paesi ed è spesso un blend di vari oli di oliva. Altro indicatore è il prezzo: se eccessivamente basso , al di sotto dei 10 euro al litro, sarà un olio industriale poco affidabile. Una scelta azzeccata non basta, bisogna saperlo conservare! Un buon olio ha una durata media di circa 24 mesi, prima di cominciare ad irrancidire: per mantenere intatte le sue proprietà va conservato in un luogo con una temperatura media di circa 20 gradi- non accanto ai fornelli quindi, ma neanche in cantina dove la temperatura può scendere molto. Esso inoltre non deve subire ossidazione: se comprate una grande latta quindi, una volta superata la metà, ti consigliamo di metterlo in bottiglie di vetro scuro o in orci di terracotta.

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Come fare l’analisi sensoriale dell’olio?

L’unico modo effettivo che abbiamo per valutare un prodotto quando lo acquistiamo è l’analisi sensoriale. Il primo senso con cui entriamo in contatto con un prodotto è la vista. Nel caso dell’olio extravergine di oliva però il colore non è un indicatore valido. E’ credenza comune che un olio verde acceso sia di buona qualità, ma questa è una credenza fallace e il colore non può essere considerato segnale di qualità. Spesso anzi, proprio per assecondare questa convinzione, viene aggiunta della clorofilla per ravvivare la colorazione e rendere l’olio più attraente.  Ti consigliamo quindi di mettere l’olio in un bicchiere di carta, scaldarlo leggermente con la mano e tapparlo in alto con l’altra. Dopo qualche secondo inalare gli aromi che l’olio sprigiona: fruttato, erbaceo, di campo, di carciofo. In seguito si consiglia di metterne una piccola quantità in bocca e risucchiare ai lati delle guance per cogliere tutte le sfumature. I sapori saranno intesi e percepibili e dovranno rimandare agli odori dei campi. Come sempre i gusti sono molto personali e molto dipende dalle nostre abitudini alimentari.

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Gli usi in cucina?

L’olio extravergine di oliva, soprattutto quello di alta qualità, viene usato come condimento a crudo, in modo da poterne apprezzare al meglio gli aromi ed esaltare il gusto delle pietanze. Certi oli vengono spesso abbinati a piatti diversi: l’olio toscano e quello pugliese sono rinomati per il gusto intenso e piccantino e quindi associati a piatti di carne rossa o a zuppe autunnali. L’olio ligure o l’olio del Garda invece, conosciuti per la maggiore delicatezza, vengono più spesso associati a pietanze come il pesce, carni delicate o verdure cotte. Spesso in cucina cerchiamo un alleato sano che non abbia un gusto che rischia di coprire quello della pietanza: per questo ci vengono in aiuto oli di altri semi, come quello di mais o di girasole. Il loro gusto delicato si presta bene a fare maionesi fatte in casa, per fare fritture delicate e croccanti, come grasso alternativo per i dolci. Questi oli sono anche ottimi  per la salute, contengono molti antiossidanti, vitamina E ed i precursori di omega 3 e omega 6. Se utilizzate oli di semi di qualità rimarrete stupiti dalla loro versatilità e l’aiuto che possono darvi in cucina!

Storia e curiosità sul cioccolato: le cose che non sapevi!

La pianta di cacao

Le piante di cacao sono coltivate in una fascia tropicale a cavallo dell’equatore, anche denominata “cintura del cacao”. Gli alberi possono essere molto alti, raggiungendo un’altezza massima di 12 metri e ci vogliono 10 anni per arrivare al massimo potenziale di produzione dei frutti. Ogni baccello di cacao può contenere tra i 20 i 40 chicchi e ci vogliono circa 35 frutti per fare un kg di cacao. Il gusto del cacao dipenderà da vari fattori tra cui la varietà della pianta, le condizioni climatiche, le caratteristiche del suolo.

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La trasformazione: è un fermentato!

Per ottenere dei semi di cacao utili per la produzione del cioccolato, il primo processo a cui vengono sottoposti è quello della fermentazione. Essa avviene in maniera spontanea, non appena l’interno delle bacche di cacao viene esposto all’ossigeno, grazie alla presenza di microrganismi e lieviti naturali. Per ottenere una buona fermentazione il contenuto delle bacche viene messo all’interno di contenitori per circa 5 giorni: la temperatura della polpa si innalza arrivando fino a 50°C e il colore passa dal bianco al marrone. Il composto viene a volte mescolato, per permettere una fermentazione uniforme. Una volta terminato il processo, i semi vengono essiccati e tostati, per poi venire macinati. Attraverso temperature più alte si ottengono burro e polvere di cacao.

La mitologia – la bevanda delle divinità

Le origini del cioccolato vengono fatte risalire all’epoca dei Maya che furono i primi a coltivare le piante di cacao, circa 2000 anni fa. Le prime bevande al cacao erano mescolate con cannella e pepe, avevano un sapore forte amaro ed erano apprezzate perché stimolanti ed energizzanti, più che per il gusto.  I Maya ritenevano che la pianta di cacao fosse un regalo degli dei agli uomini. Nei loro scritti si riferivano infatti al cacao come al cibo degli dei e incidevano immagini sacre delle bacche di cacao nei loro palazzi e templi. Era utilizzato, esclusivamente da uomini dell’élite per occasioni sacre e rituali.

I benefici per la salute

Ricerche scientifiche, per nostro grande piacere, hanno dimostrato i benefici della cioccolata fondente per la salute. Nonostante la sua cattiva reputazione perché ritenuto uno di quei cibi che fanno ingrassare in quanto contiene alte percentuali di grassi e zuccheri, il consumo moderato di cioccolata fondente può avere i seguenti benefici: abbassa il livello di colesterolo, riduce il rischio di problemi cardiovascolari, riduce il declino cognitivo e stimola una sensazione di benessere. Quindi, raccomandiamo un quadratino a fine pasto, per far contenti corpo e anima!

Il cioccolato di modica

Da pochissime settimane (ottobre 2018) il cioccolato di Modica ha ricevuto la certificazione IGP, il primo cioccolato ad essere protetto da una certificazione dell’Unione Europea.  Un riconoscimento che collega il cioccolato a una specifica regione e sapienza artigiana: il territorio di Modica produce infatti cioccolato da secoli. Caratteristiche che lo identificano: forma a parallelepipedo, peso non superiore a 100g ed evidente granulosità dei cristalli di zucchero. Non è solo il prodotto, ma la sua lavorazione, tramandata di generazione in generazione, che vengono tutelati: ricette antiche a base di pasta amara di cacao, zucchero in percentuali variabili, e al massimo qualche spezia e un pizzico di sale. Il tutto lavorato a freddo per una consistenza del tutto unica.  Non resta che degustare!

Corso sul tartufo: incontro con il produttore e mani in pasta!

Venerdì 09/11 Cortilia ha fatto un regalo ad alcuni dei nostri clienti più affezionati: un corso sul tartufo con lezione di cucina a tema. Erano con noi Ilaria e Alessandro, giovane coppia che con grande passione gestisce l’azienda familiare Bramante Tartufi, nelle Marche. Eva, la maestra in cucina, ha realizzato con noi un menù con il tartufo come elemento centrale. Un menù completo, dall’antipasto al dolce – avete sentito bene, c’era un panettone al tartufo, irresistibile. Con Ilaria e Alessandro abbiamo approfondito la cultura e la modalità di produzione del tartufo, per scoprire alcune interessanti notizie oltre che imparare qualche trucchetto!

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Cinque cose che non sapevi sul tartufo:

1) Ci sono almeno sei varietà commestibili commercializzate di tartufo, ognuna ha una diversa stagionalità e un diverso livello di pregio, ma sono tutte deliziose.

Tartufo nero pregiato (15 novembre -15 marzo)
Tartufo nero estivo (1 maggio – 31 agosto)
Tartufo nero invernale(1 gennaio – 15 marzo)
Tartufo uncinato (1 ottobre – 31 dicembre)
Tartufo bianchetto (15 gennaio – 30 aprile)
Tartufo bianco (15 settembre – 31 gennaio)

2) Non è una buona idea conservare il tartufo fresco nel riso, come molti fanno. Il riso infatti assorbendo l’umidità, lo disidrata troppo, essendo il tartufo composto all’80% da acqua. Il riso inoltre ne assorbe anche gli aromi, togliendo potenza. Ilaria ci consiglia di conservarlo avvolto nello scottex all’interno di un contenitore ermetico. Se metti anche un po’ di burro nel contenitore, questo assorbirà velocemente l’aroma, e avrai così ottenuto senza fatica un burro aromatizzato.

3) Il tartufo fresco si conserva per pochi giorni. Il tartufo bianco, conservato come raccomandato al punto 2, dura tre o quattro giorni, mentre il nero può arrivare a durare due settimane. Ti consigliamo quindi di consumarlo il prima possibile. Se non hai intenzione di consumarlo subito è preferibile comprarlo in forma di conserva o di crema, una soluzione pratica che ne mantiene intatte le qualità per un lungo tempo.

4) Il tartufo non è solamente un prodotto che cresce spontaneamente in natura: alcune varietà, tartufo nero pregiato, tartufo estivo e bianchetto si prestano bene anche ad essere coltivate, dando ottimi risultati. Il tartufo bianco invece non si presta ad essere coltivato e rimane anche per questo la varietà più cara e pregiata.

5)I tartufi non sono solo ad Alba! Nonostante quello di Alba sia il più rinomato, si trovano produzioni in diverse regioni d’Italia come le Marche, la Toscana, l’Emilia Romagna. Ogni regione ha le sue peculiarità.


Il menù che abbiamo realizzato al corso di cucina consisteva in piatti di veloce realizzazione, non troppo cari, e buonissimi. Ti consigliamo di provarne qualcuno a casa!

  • Crostino al burro con uovo in camicia e crema di tartufo estivo
  • Battuta di fassona con olio al tartufo su insalatina
  • Tagliolini all’uovo con pesto di mandorle e tartufo
  • I classici tagliolini burro e tartufo

Il tutto era accompagnato da Franciacorta, le cui bollicine delicate coronano alla perfezione gli aromi intensi e penetranti del tartufo. Ora non ti rimane che mettersi ai fornelli ed invitare gli ospiti!

IDEE SFIZIOSE PER ALLESTIRE LA TAVOLA DELLE FESTE – I segreti e le curiosità per realizzare le composizioni natalizie

Preparare la tavola delle feste è un piacere che si rinnova ogni anno, nell’accostare oggetti, piante, stoffe e colori si dà libero sfogo alla propria fantasia e alla creatività: è anche un buon modo per allontanare lo stress accumulato nel frenetico periodo che precede il Natale, tra pranzi, cene, aperitivi e la corsa ai regali.

Cortilia, il mercato agricolo online che permette di acquistare con un semplice click prodotti freschi e di stagione, per questa occasione ha chiesto a Simonetta Chiarugi – http://aboutgarden.itgreen-lover ed esperta in decorazioni floreali, i suoi consigli su come allestire una perfetta mise en place natalizia in stile Cortilia, utilizzando prodotti naturali e di stagione, mixandoli con buongusto, creatività e un pizzico di estro!

“Bastano pochi pezzi importanti come candelabri o le posate del “servizio buono” da mescolare ad elementi più semplici e di uso quotidiano; per completare l’allestimento, usate tovaglioli di cotone, meglio ancora di lino anche colorati e non fate mancare un tocco di verde.

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Per una scelta ecosostenibile e di facile reperibilità si possono utilizzare le erbe aromatiche sempreverdi, da abbinare a frutti e bacche di stagione per creare ghirlande, segnaposto o facili composizioni” racconta Simonetta. “Tra le aromatiche più comuni e durature da utilizzare come recise, il rosmarino, l’alloro e la salvia rappresentano una valida alternativa alle piante più tradizionali, sono inoltre erbe che celano significati simbolici di buon auspicio, un valore aggiunto molto apprezzato che rende la tavola davvero unica e si rifà ad un metodo di comunicazione non verbale già in voga in epoche passate”.

Ghirlanda di melograni e aromatiche

La ghirlanda è la regina della tavola delle feste, il centrotavola che catalizzerà l’attenzione di tutti i commensali accorsi per festeggiare il Natale insieme a noi.

Continua Simonetta: “Potete realizzare la più classica decorazione natalizia seguendo pochi e semplici passaggi e per una versione originale e in stile country, sostituite il tradizionale abete e l’agrifoglio, con abbondanti erbe aromatiche, da scegliere in varietà e da abbinare al melograno”

Occorrente:

  • Base di rami intrecciati
  • Melograni di piccola taglia
  • Alloro, rosmarino e salvia
  • Bacche di rosa canina
  • Cesoie
  • Fil di ferro da fioristi
  • Stecchini di legno da spiedino

Per la ghirlanda si può usare una base già pronta, oppure realizzarla attorcigliando dei tralci di piante che producono lunghi rami flessibili, come il kiwi, la clematide, il falso gelsomino o la vite americana.

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“Avviate il lavoro fissando con il fil di ferro alla base della ghirlanda il primo rametto di erba aromatica e proseguite alternando le varietà e inserendo ogni tanto le bacche di rosa canina e un melograno al quale avrete aggiunto una sorta di gambo inserendo nella polpa, per circa 2 cm, due stecchini di legno da spiedino distanziati fra loro di circa 1 cm. Completate il cerchio e dopo aver tagliato il fil di ferro, fissatelo sul retro del lavoro”.

La ghirlanda sarà ulteriormente valorizzata, se al suo interno sarà aggiunta una candela in tinta con la tavola.

Il kit natalizio sarà acquistabile su Cortilia con tutte le altre proposte natalizie.

Bouquet segnaposto

Simonetta consiglia poi di personalizzare il posto a tavola con un piccolo bouquet di erbe aromatiche ingentilito da qualche bacca di rosa canina, legando il tutto con dello spago e aggiungendo una piccola tag da decorare con le iniziali dell’ospite, usando appositi timbri. Un consiglio semplice ma di sicuro effetto!

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Il bouquet sul tovagliolo segnalerà a ciascun ospite il suo posto e sarà un lieto ricordo della giornata.

Il significato simbolico degli elementi naturali da utilizzare nella ghirlanda e nel bouquet segnaposto

Agrifoglio – Ilex aquifolium: lungimiranza
Abete – Abies alba: elevazione
Alloro – Laurus nobili: gloria e successo
Bacche di rosa – Cinorridi: speranza, serenità
Melograno – Punica granatum: produttività, ricchezza e fertilità
Olivo – Olea europae:  pace, giustizia e sapienza
Rosmarino – Rosmarinus officinalis: immortalità dell’anima
Salvia – Salvia officinalis:  salute, vitalità
Vischio – Viscum album:  vittoria