Quasi pronti alla vendemmia 2020 in Puglia

Aspettando il magico momento della vendemmia, abbiamo fatto due chiacchiere con Giovanni di Cantine Losito, una bellissima realtà votata al biologico da vent’anni nel Gargano

Ciao Giovanni! Parlaci dell’azienda: di come è nata, dove si trova e chi ci lavora.

L’azienda di famiglia è stata fondata alla fine degli anni 1950 grazie all’intuizione di mio nonno Giovanni Losito, viticoltore che decise di credere nelle Terre del Gargano, nel nord Puglia, perché notò la compresenza di mari, monti, grandi estensioni di terreni fertili e di ottimo clima per la viticoltura di qualità. Mio padre Leonardo ha perpetrato la tradizione viticola familiare diventando anche enologo. La terza generazione è costituita da me, enologo, e mia sorella Aurelia che si occupa invece di esportare i nostri vini nel mondo. Oggi l’azienda consta di 60 ettari condotti in agricoltura biologica ed è gestita personalmente da tutti noi.

Che tipi di uva coltivate e che tipi di vini producete?

Avendo 60 ettari ci divertiamo ad avere diverse varietà d’uva che vinifichiamo singolarmente, a partire da quelle più tradizionali della zona come Fiano, Falanghina, Moscato, Primitivo, Negroamaro, Nero di Troia (in rosso e rosé), passando per Chardonnay, Cabernet Sauvignon e Syrah, di stampo internazionale ma che inevitabilmente prendono le caratteristiche di questo territorio, rendendoli comunque unici. L’unico vino non monocultivar è il Falesia, un vino estivo composto da 50% Moscato bianco secco, 25% Fiano e 25% Falanghina, chiamato così in onore della Falesia, la roccia che caratterizza le coste del Gargano e che ha ispirato il design di tutte le nostre etichette con le sue linee semi-parallele.

Parliamo ora dell’evoluzione nel tempo dell’azienda. Ci sono state evoluzioni nei metodi di coltivazione e nella vinificazione? Quali tecniche antiche invece continuate a seguire?

Certo, abbiamo apportato innovazioni importanti! In vigna abbiamo abbandonato il sistema di coltivazione a pergola tipico pugliese a favore della spalliera, in modo da avere più qualità e sanità dell’uva; siamo passati al biologico 20 anni fa e cerchiamo di essere sempre più sostenibili grazie a pratiche antiche come l’inerbimento e la concimazione naturale con vinacce d’uva; in cantina le pratiche sono in continua evoluzione così da ottenere vini a più basso intervento possibile, al fine di eliminare o ridurre i coadiuvanti enologici, soprattutto la solforosa, ed ottenere vini vegan, cioè esenti da allergeni di origine animale. Ciò si ottiene prima di tutto lavorando al meglio in vigna, selezionando l’uva più sana e usando in cantina metodi fisici al posto dei chimici, al fine di rispettare le caratteristiche di ogni vitigno.

Giovanni Losito con suo padre Leonardo, il nonno Giovanni e la sorella Aurelia

Siete stati tra i primi nella zona a produrre vini biologici. Com’è nata questa idea e da quando lo fate? Tutti i vostri vini sono biologici?

Si, tutti i vini sono biologici certificati e vegan. L’idea di passare all’agricoltura biologica venne a mio padre nel 1997, ben prima che l’opinione pubblica fosse sensibilizzata sull’argomento. Egli cominciò a notare che il sapore delle uve non era più quello di una volta e quindi volle tentare una viticoltura meno intensiva e più naturale, complici le condizioni climatiche favorevoli del nord Puglia. Dopo pochi anni di prove, nel 2000 cominciammo l’iter di certificazione e da allora siamo sempre più convinti di questa scelta anche grazie ai diversi premi internazionali ricevuti sui vini.

Come sta andando l’annata? Come prevedi che sarà la vendemmia?

È un’annata abbastanza tranquilla nella nostra microzona, cioè le condizioni climatiche sono nella media, il classico clima caldo-arido ha tardato ad arrivare per fortuna, e ci sono state scarse piogge che da un lato hanno contenuto gli attacchi parassitari, dall’altro ci hanno costretto ad irrigare per evitare danni alle piante. La fioritura non è stata ottimale, risultando quindi in una produzione potenziale di uva contenuta, sicuramente a favore della qualità.

Come vivete il momento della vendemmia? Ci sono delle tradizioni, dei rituali, dei ricordi di famiglia legati a questo momento a cui tieni particolarmente?

La vendemmia per noi è frenesia! Cominciamo all’alba e rimbalziamo tra vigna e cantina per raccogliere, ricevere le uve e lavorarle subito per non perderne le caratteristiche peculiari. È anche un momento solenne in quanto la natura passa a noi la responsabilità di preservare e valorizzare la bontà delle uve che ha portato a maturazione. In quei momenti ogni azione e decisione riguardo il processo è fondamentale perché si riflette per anni nel vino, senza poter tornare indietro. Si sente quella pressione positiva di un genitore che vuole dare il meglio al proprio neonato.

Giovanni, i tuoi vini sono ottimi e molto particolari. In che modo il territorio e i vostri metodi incidono sul prodotto finale?

I nostri vini sono speciali perché provengono da una zona unica, a cavallo tra il Tavoliere delle Puglie e le Terre del Gargano, quindi con influenza di mari e monti; inoltre ci mettiamo del nostro dalla vigna alla cantina con le nostre competenze ed esperienza di tre generazioni, rispettando l’ambiente e le potenzialità dei vini.

Adesso passiamo all’assaggio. Come consigli di degustare e abbinare i tuoi vini? Qual è il tuo preferito?

Per quanto riguarda i bianchi Falanghina e Fiano, consiglio di servirli non troppo freddi. Essendo entrambi parzialmente macerati sulle bucce ed affinati sui loro stessi lieviti si prestano a pietanze più impegnative, anche grazie alla loro spiccata mineralità. Il Fiano si abbina bene a pesce cotto sotto sale, grigliate di pesce e formaggi erborinati; il Falanghina è più adatto su pesci più “carnosi” come tonno e pesce spada, o formaggi mediamente stagionati.

Un consiglio per degustare i rossi Nero di Troia e Primitivo: apriteli, versatene un po’ nel calice, ed attendete 15 minuti prima di degustarli. Sono due rossi senza residuo zuccherino, secchi, quindi adatti ai pasti: il Primitivo è consigliato su piatti a base di manzo, il Nero di Troia con piatti più rustici, a base di maiale o carni speziate. Non riesco ad avere un preferito, i nostri vini sono tutti nostri figli curati con amore, ma posso dire di essere molto orgoglioso dell’eleganza del Fiano e dei sentori inusuali del Nero di Troia.

Se vuoi saperne di più e interagire con Giovanni di Cantine Losito, non perdere la diretta Instagram sul nostro profilo giovedì 30 luglio alle 18:00.

Come fare il gelato in casa senza gelatiera

Avete mai provato a preparare in casa il gelato?

Non vi preoccupate, perchè anche se non avete a disposizione una gelatiera esistono diversi modi per poterlo preparare. Con alcuni piccoli trucchi e accorgimenti potete preparare da voi un gelato gustoso ma sopratutto sano.

Il gelato può essere preparato con diversi strumenti che si possono trovare nella maggior parte delle cucine:

  • con il frullatore o il robot da cucina: devono essere elettrodomestici potenti in grado di triturare frutta ghiacciata. Questo è uno dei metodi più semplici e veloci da realizzare, sopratutto se si hanno dei bambini in casa. Occorre semplicemente triturare delle banane precedentemente surgelate con un goccio di latte e aggiungere a piacere o altra frutta sempre surgelata oppure cacao o gocce di cioccolato. Le varianti possono essere infinite e in pochi minuti avrete creato il vostro nana-ice cream, il gelato a base di banana. Una volta che avrete congelato le banane e la frutta, potete prepararlo in dieci minuti. Utilizzate 150 g circa di banana matura e 300 g di frutta matura di stagione a piacere, frullatela e nel caso ce ne fosse bisogno per rendere più cremoso il composto, aggiungete ½ bicchiere scarso di latte;
  • con l’estrattore alcuni modelli di estrattore sono dotati di un apposito strumento attraverso il quale poter inserire direttamente la frutta surgelata che, al posto del succo di frutta, farà uscire per magia il gelato. Anche in questo caso potete preparare il gelato in pochi minuti usando frutta e verdura che avete congelato precedentemente:
  • con il frullatore ad immersione frullate latte o yogurt e frutta fresca, poi versatelo in appositi stampi per ghiaccioli e riponeteli in freezer. Provate a frullare 150 g di pesche mature e 150 g di mirtilli. Versate le due polpe di frutta negli appositi stampi, alternandoli con 200 g di yogurt bianco. In 6 ore di refrigerazione i vostri ghiaccioli alla frutta saranno pronti e potete gustarvi una merenda sana;
  • con ghiaccio e sale questo ultimo metodo, all’apparenza bizzarro, è in realtà facile da realizzare e richiede come unica strumentazione un recipiente contenente dei cubetti di ghiaccio, del sale da cucina e un altro recipiente in cui inserire la base del vostro gelato.

Come si preparare il gelato con il ghiaccio e sale?

Vediamo nello specifico come si prepara il gelato con il metodo del ghiaccio e del sale.

Potete preparare i gusti che preferite, che sia una base classica alla crema oppure alla frutta (se utilizzate frutta di stagione e matura non occorre nemmeno che utilizziate lo zucchero). Insomma con questo metodo, riuscirete a fare contenti proprio tutti. Il gelato alla crema avrà una consistenza più cremosa a dispetto di quello alla frutta che rimarrà leggermente più compatto.

Gelato alla crema

Gli ingredienti che occorrono per preparare il gelato alla crema sono latte intero, panna per dolci, zucchero, tuorli di uova, ghiaccio e sale.

Preparate la base del gelato (qui trovate gli ingredienti e la ricetta), poi fatela raffreddare in frigo il tempo necessario. A questo punto si può procedere alla preparazione del gelato vero e proprio.

Per prima cosa bisogna mettere i cubetti di ghiaccio in una ciotola capiente e versarci sopra il sale grosso (la proporzione da tenere in considerazione è 1 parte di sale/3 di ghiaccio). Poi si può posizionare sopra la ciotola (meglio se metallica) contenente la miscela del gelato alla crema ormai raffreddata. La ciotola dovrà toccare il ghiaccio ed essere bene aderente. Pian pianino e con un po’ di pazienza si deve iniziare a mescolare. Dopodiché occorre montare il composto con le fruste elettriche  fino a renderlo spumoso e lasciarlo a riposo per una decina di minuti. A questo punto si può coprire la superficie del recipiente con un foglio di pellicola trasparente e mettere il contenitore nel freezer per due ore minimo. Il gelato alla crema è ora pronto da mangiare!

Gelato alla fragola

Gli ingredienti che occorrono per preparare il gelato alla fragola (come per qualsiasi altro al gusto frutta) sono latte intero, panna per dolci, zucchero, ghiaccio e sale. Si differenzia da quello alla crema perchè non contiene uova.

Per prima cosa preparate la miscela del gusto fragola o della frutta di stagione che preferite (qui trovate ingredienti e ricetta), poi si può procedere alla preparazione del gelato vero e proprio. Il procedimento è pressoché uguale a quello alla crema.

Mettete i cubetti di ghiaccio in una ciotola capiente e versateci sopra il sale grosso. Posizionate sopra la ciotola contenente la miscela del gelato alla fragola e mescolatela. La parte fondamentale per la buona riuscita del gelato è quella di montare il composto con le fruste elettriche fino a renderlo spumoso e poi lasciarlo a riposo per una decina di minuti sempre all’interno del recipiente contenente il ghiaccio e sale. A questo punto si può coprire la superficie del recipiente con un foglio di pellicola trasparente e mettere il contenitore nel freezer per due ore minimo.

Se il gelato viene lasciato più tempo nel freezer occorre toglierlo una mezz’ora prima di servirlo per far si che diventi più cremoso!

Orto urbano: come far crescere frutta e verdura sul proprio balcone

Prendersi cura di un orto, non importa quando grande, se in vaso, sul terrazzo di casa oppure in uno spazio all’aperto nel proprio giardino, è un atto di amore verso noi stessi e verso il nostro pianeta.

Contrariamente a quanto si pensa, infatti, scoprirai che è possibile trarre grandi soddisfazioni anche in piccoli spazi cittadini! Quei piccoli spazi in cui adesso non riesci forse a immaginare un orto urbano ma che presto, grazie a te, si trasformeranno per ospitare tanti vasi pieni di erbe aromatiche e fragole rifiorenti!

Cosa ti occorre per avviare il tuo primo orto urbano?

– un angolo di balcone soleggiato o il davanzale di una finestra luminosa.

– qualche vasetto e barattolo anche di recupero.

– una piccola vanghetta.

– guanti da giardinaggio.

– un sacchetto di ottimo terriccio biologico.

– acqua, spruzzino e innaffiatoio.

– semi e resti di ortaggi

Come iniziare a coltivare in balcone

Uno dei modi più semplici ed economici per avviare un piccolo orto urbano, per esempio, è quello di dedicarsi alla rigenerazione degli scarti dei vegetali che solitamente consumiamo nella nostra cucina. Sembra incredibile ma è solo un altro modo in cui la Natura riesce a stupirci mostrandoci come la vita rinasca anche dove non pensiamo che sia possibile! 

Gambi di sedano, cipolle, insalata, spicchi di aglio, carote, dare nuova vita ai rifiuti biologici è un modo per combattere lo spreco alimentare alla fonte e, lo scoprirai mettendolo in pratica, un modo per conoscere meglio la natura è dare una seconda possibilità agli avanzi di vegetali prodotti nella nostra cucina!

Ben presto, grazie al tuo impegno, prenderà forma sul tuo balcone di casa, un orto urbano che ha forse poco a che vedere con gli orti veri, orlati di muretti a secco e ricchi di ogni varietà autoctona di ortaggio ed erbe spontanee, ma che ti permetterà di affondare le mani nella terra e se hai dei bimbi, anche di mostrare loro dove nascono i fagioli, i ravanelli o l’insalata.

Un piccolo orto urbano capace di insegnare lezioni importanti, come quella che le fragole, qui da noi, non maturano tutto l’anno, che ogni stagione è diversa e che la natura è il direttore d’orchestra che scandisce e dirige il ritmo dei cambiamenti intorno a noi. Non viceversa.

Un altro metodo per far crescere la natura sul tuo balcone è creare delle talee. Una talea è il frammento di una pianta tagliato e piantato in terra per far rigenerare le parti mancanti. Prova con un rametto di rosmarino, presto avrai una nuova piantina profumata!

5 benefici dell’avere sul balcone di casa tua un piccolo orto urbano

1.           Vegetali biologici e autoprodotti sempre a disposizione! E’ il beneficio concreto e misurabile, risultato del tuo impegno e della tua dedizione, quello che ti farà dire, alla prima forchettata di insalata (la tua insalata appena colta): “Questa è l’insalata più buona che abbia mai mangiato”. Vale davvero la pena di dedicarsi al proprio orto urbano!

2.           Risparmio economico! Avere un orto urbano ti farà risparmiare in due modi. Il primo perché avrai la tua frutta di bosco, le tue erbe aromatiche e i tuoi ortaggi auto prodotti non dovendone acquistare altri. Il secondo perché se utilizzerai gli scarti dei vegetali, ridurrai ancora la tua spesa.

3.           Meno sprechi alimentari! Avere a disposizione nei propri vasi erbe aromatiche e insalata, per esempio, ti permetterà di raccogliere solo ciò che utilizzi e di consumarlo sul momento, senza sprechi dovuti a una mal conservazione o deperibilità. Inoltre, facendo ricrescere, per esempio, la base del ceppo di insalata che hai appena consumato, non solo non sprecherai una parte di vegetale che diversamente avresti buttato via nel cestino dell’umido, ma gli darai una nuova vita e potrai continuare a tagliare nuova insalata ancora tre o quattro volte da quello stesso ceppo!

4.           Riduzione dello stress e soddisfazione personale! Mettere le mani nella terra prendendosi cura di un orto urbano ha anche l’incredibile vantaggio di alleviare lo stress accumulato durante la propria giornata di lavoro e rilassarsi. 

5.           Riavvicinamento alla Natura! Un semplice gesto quotidiano come quello di dedicarsi a un orto urbano, osservare un vegetale che cresce, seguirne la stagionalità, osservare i cambiamenti che avvengono in quei piccoli vasi, ci tiene in qualche modo connessi con la natura. E questo non è che un bene per il nostro benessere.

Se hai dei bambini il mini orto ti può servire anche per insegnare loro qualcosa. Per un bambino l’orto è l’ambiente ideale per apprendere non solo forme, colori, sapori e odori, ma anche per imparare la pazienza: seminare, curare i germogli e aspettare la nascita di una piantina significa infatti rispettare i tempi della natura e “coltivare” l’arte dell’attesa.

Avviare un mini orto urbano è davvero un modo semplice ed ecologico per insegnare grandi concetti in modo pratico e semplice e lasciare un seme di vero amore e meraviglia verso la natura e i suoi segreti. Qui siamo noi ad avere il compito di permettere ai nostri bimbi di diventare dei piccoli giardinieri e ortolani capaci di prendersi cura di una piantina e, nello stesso tempo, di accompagnarla nella sua crescita felice!

Le spezie dal mondo, per viaggiare con il gusto e con la mente

Il termine spezie, deriva dal latino species, che significa merci speciali e rare. Un tempo, infatti, erano considerate un bene prezioso al pari dell’oro. Già presenti all’epoca di Egizi, Fenici e Sumeri, venivano utilizzate per curare malanni, disinfettare ferite, offerte in dono agli dei e impiegate per imbalsamare i defunti. Iniziarono i Fenici ad aprire le prime rotte commerciali delle spezie nel Mediterraneo, poi anche i Greci organizzarono viaggi dall’Oriente al Mediterraneo per trasportarle. I romani furono invece i primi a utilizzarle in cucina sia come insaporitori che per conservare la carne e il pesce.

Nei secoli sono state utilizzate per medicare (grazie alle proprietà terapeutiche tipiche di alcune spezie), insaporire (in quanto aiutano a ridurre il consumo di grassi e di sale), conservare i cibi,  nella cosmetica e anche per coprire gli odori. Oggi sono conosciute soprattutto come aromi naturali vegetali essiccati che hanno la peculiarità di insaporire e rendere i piatti gustosi oltre che arricchirli di nutrienti utili al nostro organismo.

Come si conservano e utilizzano

Le spezie si trovano in commercio intere, essiccate in polvere (sono le più facili da reperire) e sotto forma di pasta. Occorre conservarle in barattoli di vetro con chiusura ermetica, in luogo fresco e buio per impedire agli oli contenuti di inumidirsi e ossidarsi. Non vanno inoltre posizionate sui ripiani vicino al piano di cottura perchè altrimenti si rischia di farle andare a male in poco tempo. Il colore e il profumo devono rimanere invariati, in caso contrario questo è il segno che non sono più utilizzabili. Se preservate correttamente possono conservarsi anche per 1-2 anni, in particolare i semi per 2-3 anni e le spezie macinate invece per 6-12 mesi.

E’ consigliabile comprare spezie intere, per poi tostarle e macinare al momento la quantità necessaria, e biologiche. Per far rilasciare tutto il profumo e il sapore si devono tostare in una padella calda a secco, senza olio, per qualche minuto fino a che non sprigioneranno il loro tipico profumo. Vanno poi fatte raffreddare e macinate o a mano in un mortaio oppure con un macinino elettrico per spezie.

Le principali spezie

Le spezie sono ricavate dalle piante aromatiche, di cui si utilizzano parti diverse a seconda del tipo di aroma che si vuole ottenere: la corteccia (es. cannella), radici (es. zenzero e curcuma), boccioli (es. chiodi di garofano e zafferano) o bacche (es. pepe).

Cannella

La cannella ha molte proprietà: è ricca di polifenoli, è in grado di abbassare la pressione sanguigna, favorisce la cicatrizzazione della pelle, riduce la glicemia. Si trova in numerosi piatti in tutto il mondo, ad esempio in Nord America e Nord Europa viene aggiunta nei dolci da forno, torte di frutta, lievitati e biscotti. In Spagna e Messico si utilizza con la cioccolata, mentre in Medio Oriente è utilizzata nei piatti di carne.

La cannella migliore è quella in stecca, che si conserva per circa tre anni, a differenza della cannella in polvere che perde la sua fragranza in pochi mesi. L’ideale è quindi comprare quella in stecca e macinarla al momento in base al quantitativo che serve. Occorre tostarla qualche minuto, in una padella ben calda fino a che non rilascia il suo inconfondibile profumo. Una volta raffreddata si può macinare con un macinino per le spezie o per il caffè.

Chiodi di garofano

I chiodi di garofano sono i boccioli ancora aperti di un albero sempreverde originario dell’Indonesia.  E’ una spezia molto diffusa e può essere utilizzata sia per preparazioni dolci che salate, che in miscele di spezie (come le cinque spezie cinesi o il garam masala indiano).

Curry

Il curry è un mix variabile di spezie che determinano il colore e il sapore di un determinato piatto. La spezia principale è la curcuma che dona il colore brillante giallo ocra tipico. In alcune miscele ci possono essere il coriandolo, il pepe, il cumino, lo zenzero, la noce moscata, la cannella e il peperoncino. In India ogni regione e ogni famiglia ha la sua personale ricetta e il termine curry rappresenta la varietà dei piatti che lo contengono, mentre nel resto del mondo la parola curry indica la miscela di spezie in senso generale. Tra le varietà di curry più famose indiane ci sono il garam masala e il tandori masala.

In Occidente esistono tre tipi di curry: mild (poco piccante), hot (piccante) e very hot (molto piccante) che si differenziano per la varietà di peperoncino usata.

Noce moscata

La noce moscata è il seme di un albero sempreverde indonesiano. E’ una spezia dal sapore dolciastro che può essere utilizzata per diversi piatti dolci (ad esempio nello zabaione, in creme o torte) e salati (nella besciamella, per aromatizzare le verdure e anche in piatti a base di carne).

Paprica

La paprica è una spezia di colore rosso ottenuta dalla macinazione del peperoncino (secco e privato dei filamenti interni e dei semi). Possiede molte proprietà benefiche per l’organismo, stimola l’apparato digerente e ne facilita la digestione, rinforza l’apparato circolatorio e ha proprietà antibatteriche. Contiene inoltre vitamine, sali minerali e betacarotene.

Ha un gusto delicato e si può trovare in commercio in tre varianti: dolce, affumicata e piccante. Si deve consumare in tempi brevi perchè tende a cambiare colore e sapore. Non va confusa con il pimenton che è una polvere rossa derivata da una varietà specifica di peperoncino macinato. E’ un ottimo colorante naturale.

Pepe

Il pepe è una tra le spezie più utilizzate in cucina. La pianta del pepe è una vite rampicante che cresce nelle foreste pluviali tropicali. Una tra le più grandi caratteristiche del pepe è che è un potenziatore di biodisponibilità ,ovvero quando è abbinato ad alcuni nutrienti è in grado di massimizzarne l’assorbimento. Esistono diverse tipologie di pepe: verde (ha un gusto fresco e dolce e si può acquistare in salamoia o sottaceto. Si utilizza per insalate e stufati), bianco (è venduto in polvere e può essere utilizzato in numerosi piatti), rosa (non è un vero e proprio pepe ma ha un sapore più tenue e delicato) e rosso (si trova più raramente e viene venduto fresco).

Peperoncino

Ricco di vitamine e antiossidanti, il peperoncino, è il frutto della pianta annuale Capsicum annuum. La sua piccantezza è data dalla capsaicina, un alcaloide che varia in base alla specie considerata: infatti più è presente e più il peperoncino è piccante.

E’ ricco di vitamina C e possiede molte proprietà (ad esempio migliora la circolazione, è un cardioprotettore, migliora l’ossigenazione del sangue, ha proprietà antinfiammatorie, allevia i dolori reumatici).

Ne esistono più di tremila varietà e per misurare il grado di piccantezza si usa la scala di Scoville che misura la capsaicina presente al loro interno. Si va da 0 (valore attribuito al classico peperone privo di piccantezza) fino a 16.000.000 (valore della capsaicina pura). Il peperoncino più piccante al mondo è il Carolina Reaper, della Carolina del Sud, con un grado di piccantezza di quasi 1.600.000.

Zafferano

Lo zafferano è una tra le spezie più costose al mondo a causa del suo processo di produzione lungo e difficile. La pianta, la Crocus sativus, è di tipo erbaceo e viene coltivata in diverse parti del mondo.

Nell’antichità veniva usato come colorante naturale di stoffe, oggi invece viene utilizzato esclusivamente in cucina. Contiene numerose proprietà benefiche per l’organismo (è ricco di sali minerali, vitamina C e folati) ed è molto versatile, infatti è adatto sia per piatti salati che per dolci.

La polvere che si ricava dal fiore è di colore giallo.

Zenzero

Lo zenzero è una pianta erbacea ed è una spezia molto utilizzata in cucina. Oltre a possedere numerose proprietà benefiche, contiene molti sali minerali ed è anche un antinfiammatorio, antinausea e antivertigine.

Ha un sapore pungente, leggermente piccante e un retrogusto che ricorda il limone. Può essere utilizzato nei dolci, nei piatti salati, ma anche in verdure e in piatti a base di carne e pesce.

In commercio lo zenzero si può trovare sotto forma di radice fresca o essiccata, in polvere o sotto forma di zenzero candito.

Cumino

Il cumino proviene da una pianta erbacea molto resistente a condizioni climatiche avverse che si coltiva in diverse parti del mondo. E’ usata nella medicina tradizionale di molti paesi, grazie alle sue doti utili a combattere le intossicazioni alimentari, ridurre lo stress e abbassare la glicemia. Il cumino è presente nelle miscele di molte spezie come il ras-el-hanout nordafricano, il curry, il garam masala, il chili messicano. E’ una spezia facile da macinare e per cui vale quindi la pena acquistare i semi per poi macinarli.

Curcuma

La maggior parte della curcuma proviene dall’India. Ha proprietà antiossidanti, antisettiche, antinfiammatorie e analgesiche. Il suo colore giallo ocra è dato dalla curcumina. La curcuma conferisce il colore e il sapore caratteristico ai piatti a base di curry e si può trovare in numerosi piatti delle cucine di tutto il mondo (zuppe, stufati, verdure, salse, piatti di carne). E’ inoltre un colorante naturale.
E’ consigliabile acquistare radici con buccia liscia, senza muffa e sempre di provenienza affidabile. Quando la si grattugia è meglio utilizzare dei guanti perchè può macchiare le mani.

5 decorazioni per la tavola di Pasqua + 1 a sorpresa

La Pasqua è simbolo di gioia, di rinascita e di speranza, e mai come per Pasqua 2020 abbiamo bisogno di rallegrare la tavola per ritrovare ottimismo e fiducia attraverso la bellezza delle piccole cose.

Anche con pochi oggetti che si hanno in casa e qualche elemento naturale possiamo decorare la tavola di Pasqua insieme ai bambini, senza dover ricorrere a sfarzosi sottopiatti o decorazioni in tema. Bastano un po’ di manualità e alcuni materiali di recupero, anche raccolti in giardino, per mettersi in gioco e creare bellissimi addobbi naturali. Anzi, è un’ottima occasione per giocare con l’aspetto rustico e naturale della primavera.

Via libera a colori pastello, stoviglie semplici, tovaglioli di lino e cotone e sottopiatti di midollino o corda intrecciata, magari da mettere al centro della tavola. Un fiore di campo o un bocciolo dai toni pastello sono un’ottima idea decorativa da realizzare con i bimbi. E basteranno pochi elementi commestibili o naturali, come uova, fiori edibili, foglie d’edera, rami con gemme o rametti di ulivo per aggiungere l’atmosfera pasquale.

Vediamo quindi 5 decorazioni pasquali per la tavola… più uno a sorpresa!

Uova colorate

Colorare le uova naturalmente è semplice ed è anche un’idea antispreco perché le uova sono commestibili e per farlo non serve sprecare nulla!
Si possono ottenere le diverse colorazioni con ingredienti semplici che già si trovano in dispensa o in frigo:
Giallo – curcuma/zafferano
Verde – spinaci/tè matcha
Blu – cavolo viola/mirtilli
Marroncino – bucce di cipolla
Rosso – barbabietola
Viola – mirtilli/more/radicchio

Per realizzare delle uova colorate alla perfezione, usa preferibilmente uova sode dal guscio bianco. Per ricavare il tuo colorante, metti l’ingrediente scelto (la buccia delle cipolle, la curcuma in polvere, le barbabietole, gli spinaci e i mirtilli), naturalmente un ingrediente alla volta, in un pentolino con circa 1 litro di acqua. Fai bollire per circa 20 minuti, lascia raffreddare e filtra il liquido. Aggiungi 1 cucchiaio di aceto in ogni vasetto e immergi completamente le uova per circa un’ora. Il tempo di infusione cambierà l’intensità del colore: meno resta e più resterà chiaro!
Poi preleva le uova con un cucchiaio e lasciale scolare nel contenitore di cartone. Servile come preferisci in tavola, o disponile in una ciotola trasparente o su un’alzatina insieme a fiori ed erbe aromatiche, oppure utilizzale per realizzare le decorazioni che seguono in questo articolo.

Portatovagliolo con le orecchie da coniglio

Anche la tavola più semplice diventa curata con qualche dettaglio, come un bel portatovagliolo. Puoi realizzarne uno molto semplice avvolgendo un uovo con un tovagliolo arrotolato, come a formare le orecchie di un coniglietto, e legandolo poi con un filo di rafia.

Centrotavola pasquale con le uova

Il centrotavola è un elemento importante per decorare la tavola: basta poco per portare un tocco di allegria con quello che abbiamo in casa.

Se hai un’alzata per dolci, riempila di uova colorate e rametti. Puoi anche creare un finto nido con della rafia o dello spago grezzo e riempirla con ovetti di cioccolato o uova.

Uova felici con le coroncine

Se hai a disposizione rametti di erbe aromatiche e un pennarello per alimenti, puoi preparare in pochi minuti delle decorazioni con l’aiuto dei bambini. Dipingi sulle uova sode una faccina felice, e guarniscile con delle coroncine fatte intrecciando i rami di rosmarino, timo o piccoli fiori. Puoi tenere insieme i rametti intrecciati con un pezzo di spago o di fil di ferro sottile da giardinaggio.
Disponi le tue uova con le coroncine come centrotavola, nella loro confezione di cartone o in un nido creato con altri rami e rafia.

Centrotavola con i cartoni delle uova

Per non sprecare proprio nulla, puoi realizzare dei centrotavola graziosi anche con le confezioni di cartone delle uova e i gusci delle uova usate in cucina!
Fai attenzione a quando le rompi: conserva i gusci e dopo averli lavati delicatamente sotto acqua tiepida. Lasciali asciugare su un canovaccio, poi divertiti a colorarli con acquerelli e tinte naturali o con colori accesi.
Disponi alcuni gusci di uova nella confezione di cartone ritagliata ed eventualmente colorata, poi riempi i gusci con la terra e posiziona fiori selvatici come primule e violette, oppure piccoli bulbi, germogli ed erbe aromatiche. Infine aggiungi uova di quaglia o ovetti di cioccolato negli spazi vuoti.

Decorazione sorpresa: portacellulare decorato

Aggiungi un posto a tavola… per gli ospiti virtuali! Se non si possono avere invitati in carne e ossa, la tecnologia ci aiuterà a trascorrere il pranzo con amici e parenti. Puoi riciclare le confezioni delle uova anche per realizzare un simpatico porta-smartphone per le tue videochiamate.

Scegli un involucro a 4 scomparti, piega il coperchio superiore senza staccarlo e infila il foro della chiusura nella colonnina centrale. Otterrai un piccolo supporto per il tuo telefono. Se hai dei bambini a casa, lascia che lo decorino con acquerelli dalle tinte pastello o disegnando un bell’arcobaleno colorato. In questo modo potrai avere vicino a te i tuoi cari!