Il gelo blocca i trasporti: a rischio 50 mila tonnellate di latte e verdure

Il maltempo in questi giorni non dà tregua. La perturbazione che interessa tutta l’Italia sta  mettendo a dura prova con gelo e neve i trasporti delle merci sia su ferro, sia su gomma. Secondo la Coldiretti sono cinquantamila le tonnellate di prodotti alimentari deperibili ( tra latte, frutta e verdura) che percorrono quotidianamente la strada che separa i luoghi di produzione dai negozi che li rivendono e  che in questi giorni rischiano di non arrivare a destinazione. Le forniture degli scaffali dei supermercati, tra l’altro, ancora non sono tornate alla normalità dopo i pesanti disagi provocati  dal blocco dei tir.

Stop alle merci e rialzo della benzina. E' il momento di passare alla filiera corta.

Le proteste degli autotrasportatori di questi giorni, legate soprattutto all’aumento dei prezzi del carburante, e i disagi che hanno provocato hanno portato agli onori della cronaca un tema da tempo dibattuto: l’opportunità di fare viaggiare la maggior parte delle merci su gomma.

La Confcommercio ha lanciato l’allarme sulle forniture alimentari: «Se la protesta dei tir non si interromperà – si legge in una nota- è serio il rischio che l’interruzione di forniture importanti per le imprese e la mancata distribuzione di prodotti di largo e generale consumo alimentare possa impedire alle famiglie di poter fare la spesa regolarmente già dalle prossime ore».

Anche la Coldiretti si è unita a chi mette in guardia rispetto ai rischi della mobilitazione degli autotrasportatori: secondo i coltivatori diretti, sarebbe in pericolo la spesa degli italiani, soprattutto per quel che riguarda i prodotti più deperibili, come latte, carne, frutta e verdura.

Sembra strano pensarlo: ma il sistema dei trasporti italiano – con l’86% delle merci che viaggia su gomma – espone i consumatori a rischi di questo tipo.

Come superare una simile fragilità? Un’alternativa c’è e passa attraverso un nuovo modo di fare la spesa: la spesa a Km0.

Comprare a filiera corta è la scelta migliore di questi tempi: Con quali vantaggi? In primo luogo una riduzione dei prezzi. La filiera corta prevede che il prezzo dei prodotti sia stabilito direttamente dai produttori agricoli, che entrano in contatto diretto con i consumatori. Tagliando ogni mediazione, i prodotti vengono venduti al giusto prezzo, non ricaricato di alcun margine da garantire agli intermediari né del costo di trasporto. La spesa a km0, inoltre, significa freschezza degli alimenti, scelti tra i prodotti di stagione provenienti esclusivamente dal territorio vicino, e rispetto per l’ambiente (meno viaggiano le merci, meno emissioni nocive per l’atmosfera vengono prodotte).

Insomma, la filiera corta è un beneficio non solo per il nostro portafoglio, ma per l’ambiente intero.

AuthenticFood: un progetto europeo per il biologico garantito.

Bio sì, ma come tutelarsi da possibili frodi alimentari?
Il recente boom registrato nel mercato biologico in tutta Europa ha esposto questo settore all’appetito di molti, attratti più dai possibili guadagni che dalla scelta consapevole di un metodo di coltura diverso da quello affermatosi negli ultimi decenni.
Per rassicurare i consumatori sulla qualità dei prodotti che portano in tavola, si sta muovendo un gruppo di ricercatori europei, coordinati dall’università di Copenaghen, con l’obiettivo di mettere a punto strumenti che permettano di rafforzare, se non proprio garantire, l’affidabilità dei prodotti biologici commercializzati.
Per i prossimi 3 anni, dunque, questo gruppo di ricerca lavorerà alla messa a punto di un’ “impronta digitale analitica” dei prodotti biologici. In altri termini: si cercherà di sviluppare metodi analitici specifici per l’autenticazione dei prodotti alimentari di origine vegetale (in particolare: pomodori, cereali e derivati).
Il progetto si chiamerà “AuthenticFood” e prevede la collaborazione di 16 partner provenienti da 11 diversi Paesi europei. L’Italia, da parte sua, prevede la discesa in campo per dare il proprio contributo a questo progetto della Fondazione Edmund Mach, dell’Aiab (Associazione italiana per l’Agricoltura Biologica) e di Bios (Organismo di Controllo e Certificazione del metodo di produzione biologico).

Meno caviale e più Km0

Sono giorni frenetici, questi: le ore in cui si danno gli ultimi ritocchi la menù di natale. Rispetto al passato, però, quest’anno a tavola si siederà un invitato non gradito: la crisi economica, che costringerà molto a variare le abitudini d’acquisto. Tuttavia, diversamente da quanto si potrebbe pensare, gli italiani – con meno soldi a disposizione – non si getteranno tra le braccia del risparmio tout court, ma piuttosto cercheranno di migliorare il rapporto qualità/prezzo dei prodotti acquistati.
Come cambiano le tavole?
Dunque, cosa arriva e cosa fugge dalle tavole natalizie italiane? In pranzi e cenoni natalizi diminuiscono champagne, caviale, ostriche, salmone e tutti i prodotti di importazione non a buon mercato; sarà, insomma, un natale che porrà un argine alle mode esterofile del passato, con gli italiani che sceglieranno soprattutto alimenti Made in Italy, a chilometro zero e freschi di stagione.
Secondo la Coldiretti ben il 73% di chi abita nello Stivale seguirà questa scelta, il 33% metterà sotto l’albero prodotti alimentari locali a chilometri zero e il 28% sceglierà di regalare prodotti biologici.
Il cambiamento nelle modalità di acquisto reso evidente da queste festività si tradurrà nell’affermarsi di uno stile di vita che riduce sprechi ed eccessi, senza però rinunciare alla qualità e alla sicurezza dell’alimentazione. Purtroppo, però, una maggiore attenzione a ciò che scegliamo di portare in tavola comporta un allungamento dei tempi per fare la spesa.
Quale rimedio a questo? La spesa online dai produttori agricoli locali, che consente anche a chi vive in città di portare sulla propria tavola alimenti freschi e genuini. D’altra parte, anche i dati di Coldiretti confermano un boom degli acquisti direttamente dai produttori agricoli, che garantiscono in prima persona la qualità dei loro prodotti e la tracciabilità della provenienza.

E tu di che natale sei? Cosa si mangia a natale nel mondo?

Natale spesso è sinonimo di festa tradizionale e in molte famiglie non si può nemmeno immaginare di toccarne il menù! Pensate al cenone della vigilia o al pranzo del 25, nei giorni che precedono la festa chi di noi non inizia a pregustarne quello che sa essere il menù di sempre, invariato da anni? Ogni casa ha il suo menù speciale: specchio della tradizione, ma anche frutto di rielaborazioni che si tramandano poi con il passare degli anni. Ognuno ha i suoi segreti in cucina per contribuire alla riuscita della mangiata più impegnativa dell’anno.
In Italia, ogni regione ha le sue tradizioni natalizie e le sue specialità locali. Ma se proviamo a curiosare fuori dall’Italia, che usanze culinarie troviamo?
In Francia, soprattutto nelle regioni settentrionali,  si usa portare in tavola il fressure de porc, ovvero un misto di carne e interiora di maiale; ma la ricetta tradizionale per eccellenza è la galette des rois, un dolce a base di pastafrolla con un ripieno di crema alla mandorla: al suo interno si usa nascondere una statuina e il fortunato che  la trova viene incoronato “re della festa”.
La Spagna, Paese dove il natale non è meno importante che in Italia, il menù è spesso così composto: escudella i carn d’olla, una zuppa di verdura e carne, etacchino con frutta glassata al forno. Immancabili poi, sulle tavole degli spagnoli, i dolci, come il tipico torrone spagnolo e il polvorones, preparato con limone, cocco e caffè.
In Germania, invece, non c’è natale senza la sostanziosa torta stollen, a base di burro e ricca di frutta secca e canditi.
E nel Regno Unito? Il piatto principale della tavola natalizia britannica è il tacchino arrosto ripieno.
Spostandosi al nord, gli svedesi preparano per la vigilia un banchetto particolarmente sontuoso, composto da piatti a base di pesce secco, polpettine al prosciutto e riso al latte. Latte, riso e mandorle sono i semplici ingredienti alla base del ris a l’amande, saporito semifreddo natalizio danese.
Guardando invece a est, sulle tavole per Natale troviamo pesce. Come in Russia dove si pranza a base di aringa, salmone affumicato e tartine con caviale. I dolci tradizionali sono i piroski, torte farcite con ricotta, uvetta, mele e frutti di bosco.
Stati UnitiCanada e Oceania non si discostano molto dalle tradizioni tipiche della Gran Bretagna. Ecco dunque che sulle tavole si consumano tacchini arrosto, magari condito con salsa di mirtilli.
E voi? Siete fedeli alle tradizioni o disposti a sperimentare? Siete amanti dei menù esotici oppure scegliete solo ingredienti a filiera corta?