Vi presentiamo una mela

Non una mela qualunque, si tratta di una mela di oggi che profuma di passato e che sa di futuro. E’ quella dei fratelli Franchetti, custodi di una terra unica, la Valtellina, protagonisti dell’ondata di gioventù e entusiasmo che sta smuovendo questo straordinario territorio di montagna. Daniele e Massimo, poco più che trentenni, sono la terza generazione di famiglia che porta avanti una produzione di mele in conduzione biologico. Una scelta coraggiosa in valle che si tramuta in una produzione di mele di qualità, uniche, distintive.

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Alle mele si aggiungono anche le patate di montagna coltivate su terreni in fase di conversione, i kiwi, qualche ortaggio. Le novità sono interessanti anche sul fronte della trasformazione. Grazie all’impegno nel fare squadra con produttori e artigiani del territorio, Daniele e Massimo hanno messo in piedi una linea di prodotti trasformati da produzione biologica. Tra questi, il succo 100% mele, le polpe di mele perfette come merenda e da pochi giorni anche gli omogenizzati perfetti per i più piccoli.

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Il pane ha mille e più volti

Il pane è il retaggio di una straordinaria testimonianza contadina e familiare. Forme, varianti, ingredienti, metodi di lievitazione e cottura, modalità di consumo e preparazione rendono questo mondo infinito e di valore inestimabile. Nell’Appennino Modenese, ad esempio, vive una produzione antica di trasformare l’impasto di farina, acqua e lievito in meravigliosi dischi soffici e compatti nominati tigelle.

Zocca, piccolo borgo nell’Appennino, è in assoluto la patria più rappresentativa e importante. La Zòca è un laboratorio artigiano che sforna ogni giorno questa meravigliosa specialità, realizzata affidandosi alla ricetta tradizionale e all’uso di ingredienti impeccabili.

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La tradizione di Zocca consiste nella cottura dei piccoli dischi sulla pietra refrattaria anticamente appoggiata sul camino. Si gustano con il salumi, i formaggi, ma anche farcite di cioccolato, confettura o senza niente come semplice alternativa al pane.L’azienda li propone in vaschetta termosaldata, pronte per essere ultimate in forno o nel tostapane.

Tomasoni: artigiani della caseificazione di qualità

Il latte, i formaggi, la tradizione, la storia, biologico. Queste, in sintesi, le parole chiave della famiglia Tomasoni, artigiani della caseificazione di qualitàL’azienda è attiva nella trasformazione del latte da inizio Ottocento. Ed è proprio questo antico legame che ha permesso alla nuova generazione di cavalcare le onde del successo e anticipare nuove idee e progetti, restando comunque ancorati alla tradizione. Un esempio? Il Grana Padano BIO, una chicca esclusiva attorno a cui i Tomasoni detengono l’esclusiva come unici produttori lombardo-veneti. Ma anche altre specialità innovative come il Kefir, straordinaria bevanda appartenente al mondo dei latti fermentati, da agricoltura BIO.

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Ed è proprio su questo singolare prodotto che vorremmo soffermarci. Il kefir è una bevanda originale prodotta su ispirazione della tradizione caucasica, prodotta a livello locale con latte BIO rigorosamente di provenienza lombarda. Un elisir benefico grazie all’azione di batteri e lieviti che danno un’attiva funzione probiotica grazie alla trionfale concentrazione di fermenti lattici.

Montèbore: molto più di un formaggio

Il mondo dei formaggi è inestimabile. Infinite le varianti, le declinazioni, le specificità legati al luogo, alla tradizione, al sapere, alla tecnologia che rendono questo prodotto una metafora della cultura e della storia dell’uomo.

A dar voce a questo ampio valore, abbiamo scelto un formaggio che di storia e peculiarità ne ha da vendere. Una di quelle rarissime testimonianze di radicamento al territorio e alla fragile delicatezza della sua stessa esistenza. Parliamo del Montèbore, un formaggio che fino a qualche anno fa rischiava di scomparire per effetto dell’abbandono di questo angolo di Piemonte da parte di allevatori e casari e che, poco a poco, è riemerso e ha riassunto la sua meritata posizione di capolavoro dell’arte casearia.

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Ma arriviamo al dunque: il Montèbore è molto più di un formaggio. E’ un vero e proprio monumento di bellezza e storia, appartenente alla tradizione millenaria di questo piccolo angolo della Val Borbera, in provincia di Alessandria. Si tratta di un piccolo capolavoro della trasformazione del latte crudo vaccino e di pecora, caratteristico per la sua forma particolare a “torta nuziale” o, se si preferisce, a forma del castello diroccato di Montèbore. La sua eccellenza è anche legata alla rarità che, non a caso, è sostenuta dal progetto Presidio Slow Food. Vallenostra è ad oggi l’unico produttore di Montèbore Presidio Slow Food e tra le aziende che a partire dalla fine degli anni Novanta ha lavorato per riportare in vita il formaggio, sprofondato nel limbo dell’estinzione.

Il Montèbore si gusta dopo una ventina di giorni di stagionatura, ma l’apice gustativo si raggiunge dopo circa 40 giorni dove avrà assunto un sapore deciso, complesso, ma non invadente. Può stagionare senza problemi anche oltre 60 giorni.

Chi lo fa?
Vallenostra è l’unico produttore di Montèbore Presidio Slow Food. Vallenostra è un progetto, un’idea, un territorio, un paesaggio, un formaggio, cultura. La cultura della tradizione e del rispetto dell’economia locale che si esprime grazie al lavoro e alla passione di un pugno di amici che qui, in questo estremo lembo montuoso del sud-est Piemonte, in provincia di Alessandria, custodisce la produzione esclusiva e straordinaria di questo formaggio ma non solo. Attraverso la produzione di Montèbore, la piccola cooperativa sostiene l’allevamento di pecore e vacche delle razze Bruna alpina, Tortonese, Genovese e Cabannina (la famosa Varzese), diffonde la cultura del pascolo e mantiene vivo il territorio.

 

L’asparago rosa di Mezzago

L’Asparago Rosa di Mezzago è una rara eccellenza della Brianza. Un asparago unico nel suo genere, non solo per la caratterizzazione cromatica e la tenerezza, ma anche per essere l’emblema di un sapere e di una tradizione contadina centenaria. Il paese brianzolo è infatti dedito a questa coltura fin dall’inizio del ‘900 quando l’asparago era coltivato in affinità con i gelsi per l’alimentazione del baco da seta. Nel corso negli anni è stato soggetto a un graduale declino, fino quasi alla scomparsa, a favore di colture intensive. L’avvio del progetto di recupero è avvenuto negli anni 2000 con l’istituzione della De.Co, la Denominazione Comunale di Origine, che ne ha permesso la tutela e la diffusione.AsparagiRosaRL’Asparago Rosa di Mezzago è disponibile per poche settimane all’anno. Non lasciartelo sfuggire!