Imbandire tavola a chilometri zero

Uno dei grandi timori legati al chilometro zero è che non offra una grande varietà di scelta. Ma siete sicuri sia proprio così? Anche acquistando solamente prodotti di stagione messi direttamente in vendita dai produttori locali del proprio territorio, la spesa può essere molto varia. Se non ci credete, date un’occhiata a tutti i prodotti disponibili questo mese sulla piattaforma Geomercato!

Sicuramente non manca la scelta tra frutta e verdura. Troverete infatti asparagi, carote, catalogna, cetrioli, cipolle, cipollotti, coste, erbette da taglio, fagiolini baby, fave, insalata gentile, insalata iceberg, insalata lollo, lattuga canasta, melanzane, patate, piselli, pomodori insalatari, porri, prezzemolo, ravanelli, rucola selvatica, sedano, soncino, spinacini, spinaci, zucchine scure e, non ultimo, fragole e mele golden.

Ampio anche l’assortimento di carni. Potrete infatti scegliere tra braciole di suino, cacciatori di suino, coppa, coppa per arrosto, costine di maiale, filetto di maiale, lardo, lonza, pancetta, pasta di salame, prosciutto crudo di Parma, salame cotto, salame di suino, salamelle, salsiccia.

E che ne dite della varietà dei formaggi? Non solo gusti tradizionali come crescenza, formaggio grana, ricotta e taleggio, ma anche sapori particolari che certo non si trovano sui banchi del supermercato, come il formaggio pannerone e il formaggio raspadura.

Ma se ancora la varietà della scelta non vi soddisfa, date un’occhiata all’offerta degli altri prodotti come il riso carnaroli venduto in confezioni da 1, 2 o 5 kg e la farina bianca.

E poi ancora troverete uova e yogurt, sempre provenienti rigorosamente da produttori locali.

Per i più golosi è presente anche un’ampia gamma di mieli: di acacia, di castagno, di melata, di tiglio, millefiori.

E se il caldo proprio non vi dà tregua, dissetatevi con le birre artigianali messe in vendita sulla piattaforma di Geomercato.

Dieta ecosostenibile, ricetta per vivere bene

Si è appena concluso a Milano il 23esimo Congresso nazionale dell’Associazione nazionale dietisti, dove a tenere banco è stato il tema della dieta ecosostenibile.

Tranquilli, non vi stiamo proponendo di mettervi a dieta in vista della stagione estiva, piuttosto di porre maggiore attenzione al cibo che si porta in tavola e alla nutrizione intesa, in senso lato, come attenzione per il benessere della persona e il vivere sano.

Questa “dieta” ha tra i suoi promotori un sostenitore di eccezione: il WWF, che, in collaborazione con l’istituto britannico Rowett Institute dell’Università di Aberdeen, sostiene la filosofia alimentare del livewell.

Ma che significa, in sostanza, prendersi cura del proprio organismo attraverso questo regime alimentare? Mangiare cibi sani, prodotti di stagione, coltivati nelle dirette prossimità del luogo di acquisto, quindi alimenti a km zero. Questo stile di vita va a tutto vantaggio dell’ambiente che ci circonda, della tutela dell’ecosistema naturale, fermando l’inquinamento, gli sprechi e l’impoverimento dei territori.

I capisaldi del livewell, della dieta ecosostenibile sono chiari: “Il km 0 è un principio base della sostenibilità alimentare, un baluardo del mangiare bio e del vivere secondo natura, infatti, le piccole colture sono quelle a basso costo, le meglio gestibili secondo i dettami della produzione agricola tradizionale, le meno meccanizzate e con buona probabilità anche le meno inquinate e inquinanti.”

Dieta ecosostenibile, ricetta per vivere bene

Si è appena concluso a Milano il 23esimo Congresso nazionale dell’Associazione nazionale dietisti, dove a tenere banco è stato il tema della dieta ecosostenibile.

Tranquilli, non vi stiamo proponendo di mettervi a dieta in vista della stagione estiva, piuttosto di porre maggiore attenzione al cibo che si porta in tavola e alla nutrizione intesa, in senso lato, come attenzione per il benessere della persona e il vivere sano.

Questa “dieta” ha tra i suoi promotori un sostenitore di eccezione: il WWF, che, in collaborazione con l’istituto britannico Rowett Institute dell’Università di Aberdeen, sostiene la filosofia alimentare del livewell.

Ma che significa, in sostanza, prendersi cura del proprio organismo attraverso questo regime alimentare? Mangiare cibi sani, prodotti di stagione, coltivati nelle dirette prossimità del luogo di acquisto, quindi alimenti a km zero. Questo stile di vita va a tutto vantaggio dell’ambiente che ci circonda, della tutela dell’ecosistema naturale, fermando l’inquinamento, gli sprechi e l’impoverimento dei territori.

I capisaldi del livewell, della dieta ecosostenibile sono chiari: “Il km 0 è un principio base della sostenibilità alimentare, un baluardo del mangiare bio e del vivere secondo natura, infatti, le piccole colture sono quelle a basso costo, le meglio gestibili secondo i dettami della produzione agricola tradizionale, le meno meccanizzate e con buona probabilità anche le meno inquinate e inquinanti.”

Attenzione e Km0: ricetta contro l'obesità giovanile

Tra le cause del dilagare dell’obesità giovanile negli Stati Uniti, certamente, rientra la cattiva alimentazione dei bambini. Oltreoceano la situazione è grave: un bambino su tre è in sovrappeso o obeso e i tassi sono ancora più elevati in alcuni gruppi etnici.

Per correre ai ripari si è mobilitato persino il Congresso, che ha caldeggiato la creazione di un Gruppo di Lavoro Interistituzionale federale sulla nutrizione e la salute da parte della Federal Trade Commission, insieme alla Food and Drug Administration, il Centers for Disease Control and Prevention e il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti e con la collaborazione di esperti di marketing.

Alla fine di aprile è stato pubblicato un documento contenente dei “propositi” volti a incoraggiare le aziende alimentari a sottoporsi a un’autoregolamentazione nella produzione e nella pubblicità degli alimenti destinati a bambini e adolescenti (dai 2 ai 17 anni).

“I bambini sono fortemente influenzati dalle pubblicità alimentari che vedono in televisione e altrove. Creare un marketing alimentare che sostenga, piuttosto che minare, gli sforzi dei genitori per incoraggiare un’alimentazione sana fra i bambini avrà un impatto significativo sulla riduzione dell’epidemia di obesità infantile “ ha detto Kathleen Sebelius della Health and Human Services.

Cosa dovrebbero fare, dunque, le aziende alimentari per incentivare uno stile di vita e uno stile nutritivo sani? Innanzi tutto limitare grassi saturi, zuccheri aggiunti e sodio negli alimenti venduti ai bambini; inoltre la pubblicità dovrebbe incoraggiare i bambini a scegliere solo alimenti genuini come frutta, verdura, cereali integrali, senza grassi o a basso contenuto di grassi, prodotti lattiero-caseari, pesce, carne magra extra e pollame, uova, noci o semi, e fagioli.

Vedremo se entro il 2016 l’industria alimentare riuscirà a rispettare i principi di produzione e di marketing che sono stati indicati.

In Italia, fino ad ora, la salute dei giovani e giovanissimi è stata salvata dalla dieta mediterranea, che ha posto un argine all’obesità giovanile. Sicuramente, sulle nostre tavole, il consumo di frutta e verdura è molto più sviluppato che negli Stat Uniti.

Inoltre, come rilevato dalla Coldiretti, “nonostante il contenimento della spesa dei prodotti alimentari, resta alta l’attenzione alla qualità del prodotti, come dimostra l’andamento del biologico, soprattutto attraverso la ricerca di canali di acquisto alternativi.” Dunque mercatini locali, ma non solo. Dove non arrivano i produttori agricoli, arriva la rete: la spesa online su Geomercato è un modo sicuramente pratico e veloce per fare la spesa che consente di portare sulla propria tavola prodotti a km0 saporitissimi e appena raccolti negli orti del tuo territorio.