A dicembre Cortilia è al fianco di Fondazione Umberto Veronesi per supportare Gold For Kids, il progetto dedicato alla lotta ai tumori pediatrici.
Puoi contribuire anche tu al progetto Gold for Kids, scegliendo su cortilia.it i prodotti contrassegnati dal nastrino dorato: Cortilia donerà 1 euro al progetto a fronte dell’acquisto di ognuno di questi prodotti durante il mese di dicembre. Nella vetrina dedicata è anche disponibile il cesto natalizio Gold for Kids, una perfetta idea regalo solidale per le feste, con i prodotti d’eccellenza selezionati insieme agli esperti di Fondazione Umberto Veronesi. Per ogni vendita del “Cesto Gold for Kids – Cortilia per Fondazione Umberto Veronesi” verranno devoluti 5 euro al progetto.
Abbiamo anche realizzato il Gioco della Gallina sul numero di dicembre del nostro magazine “Ruspante”, un modo divertente per conoscere “segreti” degli alimenti più preziosi per il nostro organismo.
Se sei in questo articolo per trovare le risposte alle domande del Gioco della Gallina, le trovi cliccando qui:
Al via i lavori per la nuova sede “green” alle porte di Milano
Uno spazio multifunzionale di 50.000 mq alle porte di Milano per ospitare tutti i team di lavoro, creare maggiori sinergie e offrire un servizio ancora più efficiente. Sorgerà nel comune di Cassina De’ Pecchi la nuova “casa” di Cortilia, food-tech company fondata nel 2012 e diventata il punto di riferimento per la spesa online sostenibile a filiera corta.
La crescita dell’azienda, esponenziale nel 2020, ha accelerato la necessità di ampliare, rafforzare e riunire in un’unica collocazione tutte le funzioni aziendali. I lavori per la nuova sede inizieranno in questi giorni in un’area rilevata dal gruppo Prologis e oggetto di un importante intervento di riqualificazione.
“Oltre che sostenere la crescita, la scelta del nuovo headquarter vuole riflettere i nostri valori” – ha dichiarato Marco Porcaro, CEO & Founder di Cortilia – “I nuovi spazi seguiranno le logiche di progettazione volte alla creazione di un ambiente di lavoro ideale, in grado di migliorare la vita professionale e sociale dei lavoratori da un lato e di rendere più efficienti gli scambi e i processi aziendali dall’altro, attraverso l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili e seguendo i princìpi della sostenibilità ambientale”.
L’obiettivo della società è di realizzare un sito “green”, in linea con le nuove esigenze e modalità lavorative e con gli standard delle più importanti certificazioni in ambito di efficienza energetica e impronta ecologica. “L’impianto sarà dotato di un sistema energetico fotovoltaico di ultima generazione e un insieme di accorgimenti strutturali volti a efficientare i consumi energetici. Inoltre, sarà circondato da un’area verde, che in parte vorremmo destinare a progetti di tutela e promozione della biodiversità e attività didattiche, da condividere con le comunità locali” – ha spiegato Marco Porcaro.
All’interno del polo, il nuovo magazzino, che gestirà tre differenti zone di temperatura per il mantenimento ottimale di tutte le categorie di prodotti dell’e-commerce, sarà caratterizzato da un forte impiego della tecnologia per ottimizzare i consumi energetici, consentire maggiore efficienza di tutti i processi di logistica e ultimo miglio.
La scelta della nuova collocazione risulta coerente con l’attività di Cortilia, essendo facilmente raggiungibile via trasporto pubblico, vista la vicinanza con la linea metropolitana M2 e attraverso la pista ciclabile che la collega alla città.
“La nuova location ci consentirà di scegliere modalità di commuting più sostenibili” – ha aggiunto Marco Porcaro – “È nostra intenzione incentivare questo tipo di mobilità anche mettendo a disposizione dei lavoratori le infrastrutture necessarie, come i punti di sosta e di ricarica per i mezzi elettrici”.
È importante variare l’alimentazione! L’attenzione alla biodiversità ci permette di dare spazio a varietà diverse, antiche, nutrienti, saporite
Articolo in collaborazione con Cucina Naturale
Quando si sente parlare di biodiversità, il pensiero va subito alle foreste, agli animali selvatici, magari esotici, al rischio di una loro estinzione. Ma la biodiversità è ovunque: nel prato davanti casa, e anche dentro al nostro piatto.
Ma che cos’è la biodiversità? La possiamo definire come l’insieme degli ecosistemi e degli esseri viventi che li popolano, che siano animali o vegetali. Ci sono ambienti naturali che ne sono ricchi, altri che ne sono stati deprivati, per esempio a causa delle monocolture, dell’agricoltura industriale. In qualche caso, come nei parchi, si lavora per ripristinarla.
La biodiversità è vitale, essenziale per la nostra sopravvivenza, perché ci fornisce il cibo e consente alla natura di adattarsi ai cambiamenti climatici e ambientali. Senza la biodiversità saremmo destinati all’estinzione. Non crediamo di poter fare a meno della natura!
Mangiamo sempre gli stessi alimenti… Ci sono dei numeri che ritroviamo spesso quando si parla di biodiversità nel cibo. Fino a cent’anni fa, le specie utilizzate in agricoltura per la nostra alimentazione erano circa 10.000, ben distribuite. Per fare un esempio, da noi non si conoscevano i kiwi, ma negli orti si incontravano ortaggi che nessuno più coltiva. Secondo alcune valutazioni, nell’ultimo secolo abbiamo perso tre quarti della diversità agricola. Oggi, il 90% del cibo che consumiamo proviene da un insieme di 120 specie animali e vegetali. E solo 12 specie vegetali e 5 razze animale compongono il 70% dei nostri pasti.
Certo, questi pochi cibi saranno quelli più amati, più diffusi, anche molto nutrienti. Ma in realtà, ogni alimento ha vantaggi e limiti. Una dieta monotona è da evitare.
Regola uno: variare. C’è una regola che i medici hanno da sempre ripetuto: bisogna aumentare la variabilità degli alimenti perché in questo modo si hanno più vantaggi e meno rischi. È più probabile che si garantisca l’assunzione di tutte le sostanze necessarie all’organismo, in particolare le vitamine e gli oligoelementi. E per le sostanze tossiche, come i residui dalle lavorazioni agronomiche e gli additivi, diminuiranno i rischi di accumulo e di ingestioni oltre le dosi giornaliere ammissibili definite dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Ma oggi può risultare difficile variare l’alimentazione, a causa della continua erosione della biodiversità, nell’ambiente come nel piatto. Tanti sono i prodotti che conosciamo ma se si va a vedere da che cosa sono composti, nella maggior parte dei casi si troveranno sempre le stesse materie prime: frumento, mais, grasso vegetali, latte vaccino e suoi derivati, sale. D’altra parte, faticano a trovare posto varietà di frutta e di verdura che devono scontare, per esempio, una taglia non standard, una forma non perfetta, una scarsa conservabilità. Tutti criteri che non consideriamo nella selezione, anzi.
Stagionalità e varietà. Per stare bene è indispensabile allargare il ventaglio dei cibi che consumiamo. Definire un menu che ci permetta di introdurre vegetali, e anche carni e pesce se ne consumiamo, il più possibile diversi e adatti al periodo dell’anno, seguendo la stagionalità. Per fortuna, in questo percorso possiamo incontrare produttori attenti alla biodiversità, che lavorano con cura alimenti che si distinguono per forma, sapore, consistenza, conservabilità.
In Cortilia abbiamo introdotto il concetto di biodiversità condivisa. È un approccio di collaborazione dove l’azienda, insieme a produttori agricoli esperti, si individuano varietà antiche, da rivalorizzare per poter essere ancora coltivate così che non vadano perdute.
Tra i produttori che ci forniscono frutta troviamo anche un produttore di frutta che ha aderito al marchio volontario Biodiversity Friend, uno standard produttivo seguito dagli agricoltori che diventano veri e propri custodi dell’integrità ambientale del territorio: si tratta di Stefano di Liberifrutti.
Il benessere animale è un insieme di interventi che ha effetto non solo sulla vita dell’animale allevato, ma anche sulla qualità degli alimenti
Articolo in collaborazione con Cucina Naturale
Un tempo non si parlava di benessere animale. In campagna, gli animali vivevano a stretto contatto con le persone. In numero limitato, adeguato alle esigenze della comunità, erano allevati in spazi idonei, non sovraffollati; si nutrivano di erbe, di scarti della cucina, di prodotti coltivati nella fattoria. Crescevano e venivano utilizzati secondo cicli naturali: in alcuni periodi il latte o le uova scarseggiavano, in altri invece abbondavano.
Con l’industrializzazione e la concentrazione della popolazione nelle città le fattorie familiari sono diminuite enormemente. Al loro posto si sono sviluppate vere e proprie “fabbriche di animali” con un numero molto alto di capi di bestiame in spazi ristretti, allevati con tecniche intensive che portano a una notevole produttività. L’allevamento intensivo ha portato a un’importante diminuzione del prezzo degli alimenti di origine animale ma, allo stesso tempo, ha creato molti problemi, relativi alla qualità degli alimenti, alla sicurezza igienica, all’utilizzo di sostanze chimiche, all’inquinamento ambientale. Oltre ad una diffusa diminuzione della qualità della vita degli animali.
Nel corso degli ultimi decenni, l’attenzione nei confronti degli animali è molto aumentata, a partire dai paesi anglosassoni. Anche se una definizione precisa di “benessere animale” non esiste, questo concetto può essere tradotto come uno stato generale di benessere dell’animale, fisico ma anche mentale, che lo rende sano e robusto, più capace di resistere alle malattie.
Ecco Biomu, dove vive la mucca ritratta nella foto in alto
Le regole europee
Tutte le regole imposte dall’Unione Europea per la produzione zootecnica biologica (Reg. CE n. 505/2012) comprendono due elementi indissolubilmente legati: il benessere dell’animale allevato e la qualità del cibo che da esso si ottiene.
Di benessere animale si parla anche in moderne norme relative all’allevamento convenzionale. L’Unione Europea, infatti, negli ultimi anni ha stabilito le dimensioni minime delle gabbie in cui possono essere allevate le galline ovaiole nella produzione convenzionale, come anche dei box dove si ingrassano i vitelli. Ma è nella zootecnia biologica che questo tema è stato declinato in una serie completa di regole.
L’UE ha definito le norme per l’allevamento biologico considerando innanzitutto le problematiche ambientali legate all’allevamento. In primo luogo ha imposto un carico massimo di animali per ettaro di superficie aziendale o per ambiente. Questo significa che l’azienda agricola biologica non può allevare, per esempio, più di 580 polli per ogni ettaro di superficie aziendale. Un numero limitato di animali, infatti, può essere nutrito con i foraggi prodotti dell’azienda stessa e produce scarti non eccessivi, ma utili per fertilizzare i campi.
Uno spazio di vita adeguato
La necessità di mantenere basso il numero di animali per ettaro, imposta dalle norme europee sulla zootecnia biologica, è legata anche a un altro principio che caratterizza queste produzioni: gli animali devono avere spazio sufficiente ed essere in numero tale da poter vivere nel modo più consono possibile alle loro esigenze fisiologiche ed etologiche. Il loro numero, quindi, non dipende solo dalle dimensioni dell’azienda, ma ha anche un limite assoluto (per esempio, non più di 3.000 galline ovaiole nello stesso allevamento) e permette agli individui di relazionarsi positivamente tra loro.
Tutti gli allevamenti prevedono obbligatoriamente spazi all’aperto dove gli animali possano muoversi liberamente. Anche se è l’allevatore che decide quando le condizioni atmosferiche permettono l’uscita degli animali, in generale deve essere garantita loro la possibilità di stare all’aperto per almeno un terzo della loro vita.
Le stalle degli animali più grandi devono avere almeno la metà del pavimento solido, cioè non grigliato, così da risultare più comodo e meno a rischio di produrre ferite alle zampe, e disporre di superficie sufficiente perché gli animali possano riposare comodamente.
Per le galline è importante poter razzolare liberamente, come nella Fattoria La fornace
Cibi giusti e cure dolci
In linea generale, nell’allevamento biologico i foraggi con cui vengono nutriti gli animali devono essere prodotti con il metodo biologico, risultare del tutto esente da organismi geneticamente modificati e provenire in percentuali definite dalla stessa azienda agricola. Gli animali vengono dunque nutriti con cibi sani, ma non solo. Molta attenzione è posta al bilanciamento della razione, che deve considerare le esigenze fisiologiche delle diverse razze. Niente mangimi concentrati ai ruminanti, per esempio, ma un’adeguata parte di materiale fibroso, anche se ciò va a scapito della produttività.
Se omeopatia e fitoterapia sono oggi in auge per le cure umane, il Regolamento comunitario le impone come prima scelta nella cura degli animali negli allevamenti biologici. Se per un’infezione è però necessaria la cura con antibiotici, o comunque servono farmaci allopatici, il veterinario potrà prescriverlo, per poter curare efficacemente l’animale. Dopo le cure farmacologiche, il Regolamento impone un periodo di sospensione, cioè un numero di giorni in cui non si potranno commercializzare latte o uova derivanti dagli animali così trattati, più lungo rispetto a quello applicato negli allevamenti convenzionali. In questo modo si può essere assolutamente certi che nelle loro carni non rimanga la minima traccia del farmaco.
Ecco che cosa comportano le norme definite dai Regolamenti europei sul biologico. Alimenti più sicuri per noi e protettivi degli equilibri ecologici
Articolo in collaborazione con Cucina Naturale
Che cosa significa biologico, che cosa sono i prodotti biologici? Alimenti il più possibile naturali, ottenuti con il minimo impatto ambientale. E, tutto questo, seguendo precise norme messe a punto, nel corso degli ultimi decenni, dall’Unione Europea.
I prodotti biologici quindi hanno alla base, oltre all’intento di offrire un cibo sano, anche una forte attenzione all’ambiente, che può essere riassunta in alcuni punti:
usare in modo responsabile le risorse naturali e le fonti energetiche;
mantenere il più possibile gli equilibri ecologici dei territori;
migliorare la fertilità del suolo;
conservare la biodiversità vegetale e animale.
L’Italia è tra i paesi europei dove il biologico si è sviluppato prima e più diffusamente. Tra i sistemi di distribuzione degli alimenti bio, in Cortilia abbiamo sempre prestato molta attenzione alla produzione biologica, selezionando direttamente i produttori agricoli ed artigianali. Sul sito è possibile individuare i prodotti certificati biologici tramite la ricerca con l’hashtag #bio.
Ecologico garantito
L’Unione Europea, in parallelo con la definizione delle regole per tutti i tipi di produzione – agricoltura, allevamento, pesci da acquacoltura, vino, miele e anche relativa alla raccolta dei prodotti spontanei – ha istituito un complesso sistema di controllo per la produzione e anche la vendita degli alimenti biologici. Ecco, a grandi linee, com’è organizzato.
1 – Ogni Paese europeo designa gli organismi autorizzati a certificare le produzioni biologiche nazionali. In Italia sono 20, con sedi diffuse lungo tutto lo Stivale.
2 – I produttori, ma anche i trasformatori e i distributori, quando decidono di entrare nel sistema del biologico devono sottoporsi al controllo di uno di questi organismi.
3 – Dopo l’ispezione di controllo, i diversi operatori potranno ricevere un certificato che conferma che i loro prodotti rispettano le norme europee di produzione del biologico, e quindi li autorizza ad operare in questo settore: da questo momento possono etichettare i prodotti come “biologici”.
4 – Tutti gli operatori sono controllati almeno una volta all’anno per garantire che si continuino a seguire le norme.
5 – Anche gli alimenti biologici importati sono soggetti a ulteriori verifiche per garantire che nella loro produzione siano stati seguiti i canoni produttivi europei.
La certificazione è una garanzia per i consumatori e un impegno di tempo e denaro dei produttori. I grandi marchi del bio non possono esimersi dall’assoggettarsi, per poter avere il logo in etichetta.
D’altra parte, esistono piccole realtà in crescita che seguono i dettami dell’agricoltura biologica ma non sono ancora in grado di sostenere una certificazione. In questi casi, diventa importante il rapporto di fiducia e aver modo di conoscere le loro storie e attività. Se ne possono vedere degli esempi in Cortilia che, dopo aver individuato, conosciuto e apprezzato piccoli produttori non ancora certificati, può aiutarli a crescere facendone conoscere la storia ai propri consumatori. Come Stefano e Alessandro, giovani fratelli di Pinerolo che producono varietà antiche e frutti dimenticati nella loro azienda Liberi Frutti, in fase di conversione all’agricoltura biologica.
I limiti e le alternative
Ma vediamo più nel dettaglio quali sono le regole che i produttori bio devono seguire:
non possono essere usati organismi geneticamente modificati (OGM), neanche nell’alimentazione degli animali, che devono mangiare mangimi biologici;
non possono applicare le radiazioni ionizzanti, per esempio per la conservazione di spezie o patate;
è limitato e, in molti casi, vietato, l’uso di fertilizzanti artificiali, erbicidi e pesticidi;
è vietato l’uso di ormoni nell’allevamento, e quello di antibiotici è ammesso solo in specifici casi legati alla cura delle malattie degli animali.
Tutto questo comporta che i produttori biologici, non potendo correre ai ripari con sostanze chimiche quando si presentano problemi nei campi o negli allevamenti, devono lavorare soprattutto di prevenzione. In questo li aiutano altre indicazioni importanti, e cioè:
è obbligatoria la rotazione delle colture, cioè l’avvicendarsi di coltivazioni diverse sullo stesso terreno, che limita lo sviluppo delle specie infestati, che siano erbacce, insetti dannosi o altri parassiti;
per favorire la fertilizzazione del suolo devono essere usate piante fissatrici di azoto come le leguminose;
per ridurre l’impatto dei parassiti, l’agricoltore dà la preferenza a piante rustiche e naturalmente resistenti;
anche nell’allevamento, si preferiscono razze tradizionali resistenti alle malattie;
per proteggere la salute degli animali, negli allevamenti dev’essere evitato il sovraffollamento: per questo si indicano gli spazi minimi a disposizione di ogni animale.
Anche per quanto riguarda la trasformazione degli alimenti, le regole europee sono molto precise. Per esempio, sono autorizzati solo una trentina di additivi scelti tra i più necessari e sicuri, quando nella produzione convenzionale sono diverse centinaia. E nessun colorante, neanche quelli naturali, è autorizzato come additivo negli alimenti bio.
Il logo del biologico europeo
Dal 2010, l’Unione Europea ha creato un proprio logo per i prodotti biologici.
Il logo è obbligatorio tutti i prodotti alimentari preconfezionati dell’Unione Europea, prodotti e venduti come biologici all’interno dell’UE, mentre è facoltativo per i prodotti importati, naturalmente se sono conformi alle nostre norme. Non può invece essere usato per i prodotti in conversione al biologico, che, a seconda delle produzioni, può durare diversi anni.