La crisi allunga la spesa

In tempo di crisi, i tempi della spesa si dilatano: si cercano le offerte, ma senza perdere di vista la qualità, che spesso rappresenta il maggior risparmio di tempo e denaro: questi sono i risultati che restituito una rilevazione effettuata da Coldiretti-Swg.

Secondo l’indagine, la crisi economica ha fatto sensibilmente aumentare il tempo dedicato dalla maggior parte degli italiani (55%) a fare la spesa quotidiana. Oggi, rispetto al passato, si trascorre più tempo a cercare offerte vantaggiose, prestando maggiore cura e attenzione a ciò che si sceglie di mettere all’interno del carrello della spesa.

Nella sua ricerca la Coldiretti ha rilevato che “ben il 61% degli italiani confronta con più attenzione i prezzi e il 59% guarda alle offerte 3 per 2, ed è interessante verificare anche che ben il 43% dei consumatori si accerta della qualità dei prodotti e una percentuale analoga verifica la provenienza”.

In sostanza: gli italiani impiegano sono disposti a spendere più tempo per spendere meno e si dimostrano consapevoli che la qualità di ciò che acquistano è, spesso, la prima garanzia di risparmio. Se la ricerca del prezzo scontato fosse l’unico parametro utilizzato nel fare la spesa, infatti, correremmo tutti un rischio: che per risparmiare si portino in tavola alimenti di cattiva qualità e che le imprese, per abbattere i costi e mettere sul mercato prodotti convenienti per le tasche dei consumatori, decidano di contenere i costi a partire dalle materie prime utilizzate.

Una strada da non percorrere.

Come conciliare, allora, maggiore attenzione ai costi senza rinunciare alla qualità e, perché no? senza perdere tempo al supermercato?

Con la vendita diretta online di prodotti agricoli provenienti da produttori vicini a casa.

Non tutti, infatti, hanno tempo da dedicare alla scelta oculata dei prodotti da inserire nella spesa quotidiana e fare la spola tra i diversi supermercati alla ricerca delle offerte migliori per molti è davvero impossibile.


I prodotti a filiera corta garantiscono prezzi adeguati, decisi direttamente dai produttori agricoli, senza intermediari e la vendita online, invece, consente di fare una spesa conveniente e di qualità in pochissimo tempo.

Combatto la crisi e mangio bene: è tempo di filiera corta

Secondo un’analisi di Eurisko, realizzata da Giuseppe Minoia e presentata oggi in un incontro organizzato a Milano dal settimanale Famiglia Cristiana, sono sempre di più le famiglie italiane che scelgono di acquistare alimentari a filiera corta, direttamente dai produttori.

Le motivazioni degli italiani sono molte: voglia di tradizione, di rispetto per l’ambiente e riscoperta del territorio. Tra gli altri elementi rilevanti, Minoia ha sottolineato come sempre più spesso ci sia il desiderio di coniugare qualità e prezzo di ciò che portiamo sulla nostra tavola. Anche il risparmio, dunque, entra in gioco nelle scelte d’acquisto, come è comprensibile in tempi di crisi.

Dalla ricerca emerge un dato evidente: gli italiani, nel fare la spesa, desiderano sempre più conoscere l’origine degli alimenti e la trasparenza dei passaggi dal campo alla tavola. Insomma, vogliono sapere cosa c’è dietro quello che si mangia.

Quale la soluzione proposta da Coldiretti Lombardia a questo bisogno? Una chiara etichetta d’origine su tutti i prodotti, una “carta d’identità” che garantisca i consumatori nella loro scelta e, allo stesso tempo, difenda le aziende agricole dai falsi o dai prodotti che usano nomi italiani pur provenendo dall’estero.

L’acquisto diretto dal produttore rimane, va detto, la migliore risposta alle necessità che si stanno palesando, nonché la più affidabile garanzia di freschezza e qualità.

Si alza l'Iva, attenzione ai furbi!

La manovra economica approvata per tentare di rinsaldare la salute dei conti pubblici italiani ha già avuto i primi effetti: dalla settimana scorsa, l’imposta sul valore aggiunto è passata, per quanto riguarda molti prodotti, dal 20 al 21%. Una decisione che costringerà i consumatori a tenere alta l’attenzione nel fare la spesa, secondo Coldiretti, perché c’è il rischio che il provvedimento generi un aumento dei prezzi immotivato.

I coltivatori chiedono, tramite comunicato, un monitoraggio dei prezzi: “Occorre vigilare perché l’aumento dell’Iva non sia l’occasione per speculare con aumenti di prezzo ingiustificati su beni indispensabili per i cittadini e le imprese, dalla benzina ad alcuni tipi di alimenti e bevande”. Bisogna insomma evitare che l’aumento dell’Iva si riversi con un “effetto valanga” sui portafogli degli italiani, come conseguenza di un innalzamento del prezzo di moltissimi prodotti lungo l’intera filiera produttiva, a partire dalla benzina.

L’allarme lanciato da Coldiretti è comprensibile: in Italia, mediamente, un pasto percorre circa 2 mila chilometri prima di giungere a tavola, viaggiando nell’86% dei casi su gomma; il rischio di aumenti è forte.

Come porsi al riparo dalle possibili slavine? Con la filiera corta, che consente di ridurre al minimo gli spostamenti delle merci e dunque contenere i prezzi.

Anche a scuola i menù li scelgono i genitori

Il Comune di Milano ha da poco annunciato una piccola rivoluzione nelle mense scolastiche milanesi. Dopo un aperto confronto tra Milano Ristorazione e le commissioni mense formate dai genitori, i menù verranno riscritti, accogliendo alcune indicazioni genitoriali. In poche parole: le famiglie avranno voce in capitolo nella scelta di cosa i bambini mangeranno a scuola.

«Siamo orgogliosi, questo è un ottimo risultato, il primo passo di un lungo percorso fondato sulla partecipazione e la trasparenza. Crediamo che questo percorso di condivisione con i genitori sul tema dell’alimentazione sia molto importante, perché intendiamo la scuola come un luogo di educazione alla vita e alla quotidianità nel suo complesso», ha dichiarato il vicesindaco con delega all’Educazione Maria Grazia Guida.

In attesa di vedere quali saranno i nuovi menù delle scuole milanesi, si può già apprezzarne un aspetto: la rivoluzione meneghina parlerà anche «chilometro zero». La Coldiretti, infatti, ha annunciato che da domani tutta l’insalata servita nelle mense scolastiche proverrà da campi lombardi.

Una strada, quella del «chilometro zero», imboccata non solo dalla città di Milano, ma anche dalla capitale. L’assessore capitolino alla Scuola, Gianluigi De Palo, ha infatti più volte ribadito che il nuovo menù delle mense scolastiche si baserà sulla filosofia del «chilometro zero» per favorire le imprese del territorio e aumentare la qualità dei prodotti.

Così, nell’anno scolastico 2011-2012 saranno 1,5 milioni i bambini italiani che pranzeranno in mensa avendo sempre maggiori opportunità di gustare pasti preparati con cibi di stagione, locali e a chilometri zero.

Ma cosa s’intende per menu a chilometro zero? Si tratta di pasti allestiti con prodotti a filiera corta, provenienti dal territorio vicino al luogo in cui vengono consumati e basati su piatti cucinati utilizzando alimenti freschi di stagione e magari regionali.

Voi cosa ne pensate? Condividete questa tendenza? Pensate che i menù che i vostri bambini trovano a scuola siano stati pensati in modo sufficientemente attento, rispettando le loro esigenze?

In tempi di manovra, gli italiani mangiano a chilometri 0

Voi di che tavola siete? Irrinunciabili affezionati alle grandi marche che vi danno sicurezza oppure tra quelli cui piace soppesare ogni scelta, indagando le varie possibilità? Fedeli ai sapori ormai standardizzati o esploratori del gusto genuino?

A quanto pare se fate parte della seconda categoria e le vostre scelte vanno nella direzione di una riscoperta dei sapori tipici, locali e genuini, siete in buona compagnia.

Secondo i dati diffusi dalla Coldiretti, infatti, l’andamento del mercato conferma l’attenzione degli italiani per i prodotti tipici locali e a chilometro zero. Ma non solo, gli acquisti di prodotti biologici fanno la parte del leone registrando un balzo in avanti del 12%.

D’altra parte questa tendenza è coerente con il dato che vede l’Italia in testa alla classifica europea dei produttori di alimenti biologici per ettari di superficie coltivata e per numero di operatori certificati.

Pare proprio che a fronte della crisi strisciante, gli italiani stiano ricominciando ad apprezzare i prodotti provenienti dal loro territorio, virando i proprio comportamenti di consumo verso sistemi di produzione maggiormente sostenibili.