Cortilia e vinci!

Inizia settembre, il mese del ritorno alle buone abitudini. Chi torna al lavoro, chi comincia la scuola, chi si iscrive in palestra, chi riprende corsi e progetti lasciati a metà.

E se sei fan di Cortilia, tornare alle buone abitudini ti premia! Per tutto il mese di settembre, fai incetta di prodotti sani e genuini e partecipa alla nostra operazione a premi “Cortilia & Vinci“.

Se effettui almeno 4 spese del valore minimo di 59€, riceverai bellissimi libri di cucina scelti da noi per farti divertire ai fornelli con nuove ricette. Ecco i premi in palio!

PREMIO 1

LUNCH BOX, L’Ippocampo Edizioni
In regalo con 4 spese effettuate nel mese di settembre ognuna dal valore minimo di € 59,00.

PREMIO 2

LUNCH BOX
+ CEREALI NEL PIATTO, L’Ippocampo Edizioni
In regalo con 4 spese effettuate nel mese di Settembre* ognuna dal valore minimo di € 79,00.

PREMIO 3

LUNCH BOX
+ CEREALI NEL PIATTO
+ TARTINE E CROSTINI, L’Ippocampo Edizioni

In regalo con 4 spese effettuate nel mese di Settembre* ognuna dal valore minimo di € 99,00

Vuoi saperne di più? Scopri tutti i dettagli sul nostro sito nella pagina dedicata.

Meal prep: come risparmiare tempo programmando la spesa e il menu settimanale

A volte, con i ritmi serrati della settimana lavorativa non c’è abbastanza tempo per fare la spesa con calma, per cucinare piatti sfiziosi e dedicarsi alla preparazione dei pasti della famiglia come si vorrebbe. Però una soluzione c’è! Un modo intelligente e zero-waste che permette di organizzare il menù settimanale familiare in anticipo e senza sprechi: il meal prep!

È un metodo molto semplice! Semplicemente si impegnano in cucina un paio d’ore del sabato o della domenica per preparare le basi per il menù settimanale che consumeremo poi dal lunedì al venerdì.

Il meal prep ti permetterà di organizzare la spesa razionalmente, di preparare in anticipo le basi per i pasti della settimana in maniera equilibrata, organizzata e veloce, di evitare di stare troppo tempo ai fornelli durante il giorno, di sprecare meno cibo e di mangiare piatti sfiziosi in poco tempo!

È sufficiente qualche ora in cucina nel fine settimana per avere 5 pranzi e 5 cene a disposizione per i giorni successivi!

Scopriamo insieme come: ecco il meal prep passo dopo passo!

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1. DECIDI IN ANTICIPO IL TUO MENU SETTIMANALE. Sono a disposizione sul web diversi planner colorati e pratici scaricabili gratuitamente, perfetti per organizzare i pasti della settimana in anticipo, riducendo sprechi e perdite di tempo! Un bellissimo esempio sono i planner scaricabili di Stella Bellomo.

Inizia a compilare il tuo planner con i pasti della settimana che hai scelto giorno per giorno. Parti dalla colazione, segui con il primo spuntino, il pranzo (anche se mangi al lavoro è possibile organizzare un bento o una schiscetta sana ed equilibrata da portare con te), la merenda e infine la cena. Il tuo planner ti sarà utile anche per fare la spesa settimanale avendo ben chiaro cosa ti servirà e riducendo o magari azzerando del tutto gli sprechi alimentari e (qui sta il lato davvero sorprendente) senza mai più trovarti con la dispensa sfornita!

2. PROGRAMMA LA SPESA SULLA BASE DEL MENU SETTIMANALE. Prima di fare la spesa, scrivi su un foglietto quello che ti serve seguendo le ricette che hai scelto di preparare per la tua famiglia durante la settimana e fai la spesa on line su Cortilia. Puoi fare la tua spesa un giorno prima, comodamente a casa tua e la riceverai dove vuoi e all’orario più comodo per te.

3. FAI UNA SPESA IL PIÙ POSSIBILE ZERO-WASTE. Acquista i prodotti freschi nelle quantità che ti servono per la settimana: in questo il tuo planner ti sarà di grande aiuto. Ma fare una spesa zero-waste vuol dire anche pensare allo spreco non alimentare. Sapevi che fare la spesa su Cortilia ti aiuta a ridurre al minimo gli imballaggi che diversamente acquisteresti facendola al supermercato? Infatti, la maggioranza dei nostri prodotti hanno confezioni in carta, vetro o in materiali riciclabili. Inoltre non ci sono intermediari tra noi e i nostri produttori: questo fa sì che i prodotti impieghino poco tempo e poca strada per arrivare a casa tua, riducendo costi ed emissioni dovute al trasporto e garantendo sempre prodotti freschissimi!

4. CONSERVA BARATTOLI DI VETRO E CONTENITORI E ORGANIZZA LA DISPENSA. Fondamentale prima di iniziare a cucinare le basi del tuo meal prep è organizzare la tua dispensa in modo che tu abbia vasetti e contenitori ermetici adatti per poter conservare i cibi in frigorifero. Puoi riutilizzare i contenitori di vetro che ricevi con la tua spesa Cortilia!

5. PRENDITI DUE ORE DURANTE IL WEEKEND PER DEDICARTI AL MEAL PREP. A questo punto ci sei! Una volta che sai che cosa cucinare, che hai le materie prime per le tue ricette e i contenitori per conservarle, sei pronto per iniziare! Prepara tutte le basi per i pasti settimanali, cuocendo verdure, cereali, legumi, preparando gli impasti, le basi per torte salate o pasta fresca, i dolci, pane casereccio, ecc. e pulendo, lavando e asciugando bene frutta e verdura già pronta per l’uso.

6. ORGANIZZA IL FRIGORIFERO! Non ti resta che riporre tutto ciò che hai preparato in sicurezza negli appositi contenitori ermetici e conservarli in frigorifero per utilizzarli durante la settimana. Così ogni giorno con l’aiuto delle basi preparate avrai tutto ciò che serve per i tuoi pasti nelle quantità giuste, senza sprechi e senza mai ritrovarti con il frigo vuoto!

Birrificio Opera… eccellenza artigianale

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Il mondo delle birre artigianali è approdato anche in provincia di Pavia… Eccoci pronti a raccontarvi una nuova storia, quella del giovane Luca Boselli, un ragazzo appassionato dell’arte birraria che, a partire dal 2012, ha concretizzato il suo sogno.

In squadra assieme all’amico Piero Colombo, Luca è l’artefice di una produzione fedele ai canoni del mondo artigianale. Le materie prime sono selezionate con scrupolo e attenzione maniacale in diverse parti del mondo, tenendo fede agli stili originali da cui si ispirano le differenti birre.

L’azienda, forte anche dell’alto livello professionale e tecnologico, è diventata anche un riferimento per alcune micro realtà che si stanno avventurando nel mondo della birra artigianale, fungendo da supporto produttivo.

Le birre selezionate che avete modo di assaggiare sono le più semplici, ma non per questo banali. Anzi. Parliamo di birre che si distinguono nella loro diversità per la bevibilità e la freschezza. Eccole nel dettaglio:

Birra Dorado Golden Ale

La Dorado è una birra chiara ad alta fermentazione, non filtrata e non pastorizzata, stile Golden Ale. E’ fresca con una leggera sfumatura agrumata di fondo.

Birra Lyra Pils

La Lyra Pils è una birra chiara a bassa fermentazione, non filtrata e non pastorizzata, sitle Pils Keller. A caratterizzarla sono aromi delicati, freschi ed erbacei, seguiti dai mielosi sentori di malto.

I tenerumi…. una simpatica novità dalle nostre campagne

L’agricoltura è prima di tutto contaminazione di idee, culture, intrecci di storie e tradizioni, lontane o vicine, alcune radicate ormai da secoli – si pensi all’ingresso in Europa del pomodoro o della patate nel Cinquecento, altre più recenti.

In questi tempi, la tradizione agricola che – a detta di tutti è un’innovazione ben riuscita – passa attraverso non solo il recupero di prodotti antichi appartenenti al territorio, ma anche per la scoperta e l’inventiva degli agricoltori di voler scoprire cose vuole, esperienze di ruralità curiose e mai banali. E’ da questa iniziativa che è nata l’idea dei Fratelli Scotti, in quel di Mediglia, alle porte di Milano, di coltivare alcuni ortaggi nuovi, o meglio, nuovi in rapporto alla tradizione orticola meneghina.

Un esempio su tutti, già testato e forse da alcuni assaggiato già lo scorso anno, è rappresentato dai Tenerumi, un’originale verdura a foglia.

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Non ne avete mai sentito parlare? Ecco un buon motivo per provate questa squisita icona della cultura orticola siciliana.  Si tratta delle foglie tenere della pianta delle zucchine, più precisamente della zucchina “serpente”, lunga e stretta. Le foglie si sbollentano in acqua e si usano come fossero spinaci. Ottimi soffritti con pomodoro e cipolla come sugo per la pasta.

C’è pollo e pollo!

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Qualcuno avrà sicuramente in mente la nota pubblicità degli anni Settanta (rimasta immutata per oltre vent’anni), corredata da sonora canzoncina, del celebre galletto industriale che svolacchiava sereno e felice nelle nostre case e tra i nostri fornelli… Ebbene, abbandonate questo mito nostalgico di successo e concentratevi piuttosto su qualcosa di vero, autentico e di reale valore agricolo…

Pollo, pollame, galline e tutto ciò che si configura all’interno della macro famiglia dei “pennuti” meritano un po’ più di attenzione e sensibilità… Ecco di cosa tener conto nella scelta della migliore “carne bianca”.

Di primaria e di imprescindibile importanza, la modalità con cui si alleva e si ingrassa un pollo è la base da cui partire. Un allevamento virtuoso permette di garantire il fatidico e centrale tema del benessere animale, espressione di un consumo etico e sostenibile sempre più attuale e sentito. Allevare bene un pollo è, inoltre, garanzia di una qualità sensoriale maggiore, di un’esperienza gastronomica sincera e trasparente, nonché una risposta tangibile alla massa di polli industriali che inondano il mercato.

Nel concreto: un pollo virtuoso secondo Cortilia è il risultato di un allevamento non inferiore a 60-80 giorni, alimentato con cereali e integrazioni di prima qualità. Senza ricorrere a miti bucolici del pollo libero giorno e notte per corti e cascine (irrealistici se si vuole garantire costanza produttiva), un pollo di qualità deve avere il giusto spazio per muoversi, razzolare come è nell’istinto naturale dell’animale. Insomma, niente a che vedere con il drammatico scenario industriale.

In virtù di questo e a prova che un pollo diverso è possibile, ecco una proposta che giunge da un’azienda agricola del territorio milanese.

Si tratta del pollo della Cascina Lassi, un prodotto esclusivo, allevato libero nel pieno rispetto del benessere animale e alimentato con cereali di produzione propria da agricoltura BIO. Un pollo di oltre 90 giorni, della varietà “collo nudo” che ha la particolarità di sviluppare soprattutto il petto. Buono, raro, rivoluzionario… Provare per credere!

Il Km0… un concetto superato?!

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Evviva il cibo locale. Evviva le nostre campagne e le centinaia di agricoltori e artigiani che ogni giorno lavorano e valorizzano il nostro territorio. Evviva il cavolo appena raccolto e che in poche ore giunge nel nostro piatto.

Sono tante, forse infinite, le parole che accompagnano il cibo dei nostri giorni. Tra queste il fatidico e abusato concetto del Km0. Un termine tanto ricco di simbologia, quanto vuoto di contenuto e concretezza. Vediamo perché.

Km0 è un slogan che risale ad alcuni anni fa quando si è imposto nel vocabolario alimentare con ambizione e coraggio, con l’idea di diffondere una cultura alimentare e di approvvigionamento del cibo che ponesse attenzione all’origine e alla prossimità. Una nobile causa – così possiamo definirla – che è servita ad accendere dibattiti, interessi trasversali e un’acuta sensibilità del consumatore attorno alle produzioni locali e al territorio. In pochi anni il Km0 è entrato nella bocca di tutti – istituzioni, cittadini, contadini, produttori, artigiani, commercianti e persino nei supermercati -, sostenuto dalla sua stessa ambiguità e attrattiva illusoria.

Da semplice sirena, il Km0 è sprofondato senza controllo nel mondo del consumo e della fruizione del cibo, al punto da diventare un’etichetta, un sigillo distintivo (non regolato!) in fase di acquisto.

Sotto al cappello del Km0 si sono innalzati migliaia di iniziative di vendita diretta, sotto forma di mercati rionali, ambulantati, fiere e tanto altro. Tutti progetti di grande valore se si pensa all’impatto positivo per i bilanci delle aziende agricole locali, ma che non possono alimentare il proprio successo sulla base di abbagli commerciali, se non addirittura raggiri.

Per fare un esempio, un mercato che fonda la propria identità e attrattiva sul Km0, situato a Milano nella prima settimana di dicembre, dovrebbe esporre una gamma di prodotti orticoli limitata a cavoli, gli ultimi finocchi, zucche, porri, qualche insalatina invernale e poco altro. Come si giustifica, invece, la presenza dei meravigliosi carciofi, delle immancabili e destagionalizzate carote, cardi, sedano, ecc? Per non parlare della frutta: tralasciando gli agrumi che sono palesemente provenienti dal Sud, che ne è di mele, pere e kiwi?

Non varrebbe la pena andare oltre al mero slogan del Km0 e valorizzare le aziende agricole locali anche per quello che sono e per quello che offrono realmente? Anziché mascherare sotto all’ombra dell’ambiguità chilometrica un prodotto che non può (ed è bene che non lo sia) locale e di produzione aziendale, non è più efficace e strategico puntare sulla trasparenza? Ad esempio esponendo le origini chiare e precise di tutti i prodotti (oltre agli obblighi di legge: la normativa impone l’obbligo di dichiarare l’origine espressa come “paese di provenienza” es. Italia). Perché illudere e disinformare facendo credere che sia tutto locale quando non lo è?

Andare oltre al Km0 diventa un compito diffuso e necessario per fare chiarezza e diffondere una cultura alimentare che valorizzi l’autenticità dei nostri agricoltori, che premi le nostre campagne per quello che sono, a partire dal convivere con serenità nell’accettare i limiti strutturali, climatici, colturali e culturali che hanno. Scopriremo, ad esempio, che una mela nel Parco Sud di Milano (salvo in qualche raro e sporadico orto domestico) non ha senso cercarla, perché le peculiarità e le potenzialità agricole di questo straordinario territorio sono altre (riso, cereali, alcune orticole, allevamento). In compenso esiste – a non meno di 300 km dalla città – una comunità straordinaria di famiglie di agricoltori e cooperative che tra la Valtellina, il Trentino, l’Alto Adige porta avanti una cultura melicola che dà origine a mele decisamente migliori sotto ogni punto di vista.

Senza scadere nei soliti dibattiti retorici – ad esempio meglio un pomodoro Km0 coltivato artificialmente in idroponica in serre riscaldate a dicembre o un pomodoro siciliano biologico raccolto nel pieno della maturazione in una zona fortemente vocata? – impegniamoci a conoscere il nostro territorio e i nostri agricoltori.

E tu che cavolo sei?

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Brassica oleracea è il nome scientifico e, perché no, anche un po’ poetico, che identifica lo straordinario e complesso mondo dei cavoli. Una pianta che arricchisce di colore e gusto le stagioni fredde dell’anno.

I cavoli sono l’ortaggio popolare per eccellenza, icona della civiltà contadina e forse, proprio per questo, a lungo denigrati e sottovalutati nella loro dignità gastronomica. I cavoli meritano rispetto, se non fosse per il loro strabiliante potere nutrizionale ed estetico. I cavoli sono prima di ogni altra cosa belli! Sono emblema di una biodiversità infinita fatta di forme, sfumature cromatiche, consistenze, denominazioni regionali e locali, adattabilità a climi e terreni differenti, nonché ingrediente di un patrimonio inesauribile di ricette e artefatti della tradizione. Dal nord al sud del Mondo, o anche solo in Italia, ci si imbatte in un mondo infinito rappresentato da (per citarne solo alcuni):

cavolfiori, broccoli, cavolo romanesco, cavolo cappuccio, cavolo nero, cavolo cinese, cavolo rapa, verza, ma anche le infiorescenze come broccoletti, cime di rape, minestra napoletana, friarielli e tanti altri.

Al bando quindi la diffidenza verso il loro profumo un po’ grezzo e acre (dovuto alla presenza di composti solfurei) e evviva i cavoli! Valorizziamoli nelle loro più infinite forme e nelle più svariate ricette.

Crudi, tagliati sottili, sono l’arternativa alle comuni insalate a foglia e regalano un condensato di vitamine e minerali che non ha eguali. La croccantezza li rende un prodotto con alto potete saziante, anche grazie ai leggeri e gustosi condimenti che si accompagnano (provateli con olio, aglio e un acciuga sbriciolata).

Si gustano anche saltati in padella, appena scottati.

Ottimi come base per stufati, potaggi e lunghe cotture, tra cui la fatidica Cassouela milanese, in cui le foglie di cavolo verza raccolgono umori, fantasie e succulenze delle carni.

Le foglie appena sbollentate diventano l’involucro per meravigliosi involtini di cui è ricchissimo il repertorio regionali. Un ripieno vegetariano di uovo, pangrattato, parmigiano e prezzemolo è già sufficiente; per i più esigenti, si può aggiungere la carne o perché no, verdure e sfilacci di baccalà.