Alberto Cassani un “nuovo contadino”

E’ tornato Alberto Cassani, il giovane agricoltore di Sedriano, alle porte di Milano.
Da qualche giorno è possibile infatti acquistare su Cortilia alcuni dei suoi prodotti selezionati da agricoltura biologica.

Alberto è un cosiddetto “nuovo contadino”, con un curriculum autentico e intrigante, fatto di una laurea in architettura ambientale e diversi anni di esperienze nel campo progettuale.
Nel 2009, la passione per la terra, il bisogno di contribuire a risollevare socialmente l’agricoltura locale e l’interesse profondo verso un approccio agricolo pulito e sostenibile a sostengo del proprio territorio, lo portano a credere in questa nuova avventura. Crea la sua azienda agricola che non a caso porta il suo nome, e inizia un percorso, intimo e collettivo, che lo porta a considerare, valorizzare e interrogarsi sulla figura stessa di agricoltore in cui è entrato a far parte. Con spirito critico e voglia di sperimentare, adotta fin da subito le pratiche dell’agricoltura biologica, bandendo categoricamente prodotti di natura chimica (l’azienda è certificata biologica ICEA dal 2009) e approfondendo in parallello le teorie dell’agricoltura biodinamica.

L’azienda produce ortaggi nei propri terreni di Sedriano e Corbetta e da un paio di anni ha anche investito in un progetto di sostegno agricolo in Abruzzo, dove Alberto, in collaborazione con alcuni agricoltori locali, produce tutto ciò che non si produce nella zona milanese, vale a dire legumi, carote e altri ortaggi.

La forza di Alberto è anche sostenuta dalla famiglia che è artefice di una produzione di trasformati di verdura, quali vellutate, mix per minestroni, sughi pronti e in particolare in uno straordinario dado da cucina – diventato il vero biglietto da visita dell’azienda.

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Corilanga: la cooperativa per la nocciola perfetta

Il legame tra la nocciola e il Piemonte è da vedersi come un matrimonio indissolubile, una fusione di coltura e cultura inscindibile, un patto di sangue da cui nascono meravigliosi artefatti della tradizione gastronomica del nostro paese.

Abbiamo deciso di raccontarvi questo legame, di farvi conoscere una realtà originaria del sud del Piemonte, dedita da generazioni all’esaltazione della cultura delle nocciole.

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Partiamo dal nome, per niente casuale: Corilanga!

Cori è un’assonanza con il mondo della “nocciolicoltura” che, tecnicamente, si chiama corilicoltura. Il suffisso Langa, invece, è il territorio, ovvero quello straordinario areale del Piemonte meridionale in cui si annidano alcune delle più autorevoli eccellenze del patrimonio agroalimentare italiano. E’ da questo binomio indissolubile tra cultura della nocciola e la zona di produzione che si concentra il lavoro di questa Cooperativa.

Corilanga produce nocciole, nocciole e soltanto nocciole, ovviamente tutelata dal marchio IGP Piemonte, nelle sue infinite varianti, da quelle crude, a quelle tostate, perfette per le più svariate preparazioni.

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La Pasqua tra gusto e leggenda

Ci siamo… eccoci a marzo il mese della primavera e quest’anno anche della Pasqua. Abbiamo pensato di prepararci al rito e alla simbologia di questa ricorrenza con il verso giusto. In collaborazione con i nostri amici artigiani, abbiamo selezionato alcuni prodotti e eccellenze.

Partiamo dal dolce per antonomasia, vale a dire la colomba. E lo facciamo con qualche riga di aneddoto e storia di questo prodotto. Di leggende se ne trovano diverse: ne abbiamo scelte due.

La creazione della Colomba pasquale pare essere legata al tempo di Federico Barbarossa e della Lega di Comuni lombardi (XII secolo). L’idea sarebbe nata ad un condottiero del Carroccio che, osservando durante la battaglia due colombi posarsi sopra le insegne lombarde, decise d’infondere ai suoi uomini il nobile spirito di quegli uccelli, facendo confezionare dai cuochi dei pani a forma di colomba.

Un’altra leggenda si rifà invece alle vicende di Alboino, re longobardo del VI secolo ai tempi dell’assedio barbarico di Pavia. Dopo ben tre anni di battaglie arso da un forte desiderio di vendetta, Alboino riuscì a entrare in città, alla vigilia della Pasqua del 572. Ma secondo una leggenda, la città fu salva per uno stratagemma di un vecchio pasticciere. Questo offrì al re un dolce a forma di colomba come simbolo di pace, così buono e invitante che costrinse il sovrano a una promessa: “Pace sia e rispetterò sempre le colombe simbolo della tua delizia”. Quel dono presentato ad Alboino, nascondeva però un sottile inganno. Infatti, quando il re prese ad interrogare le fanciulle, che gli erano state regalate in segno di sottomissione, domandando a ciascuna il proprio nome, scoprì che rispondevano tutte a quello di “Colomba”. Alboino comprese il raggiro che gli era stato giocato, ma rispettò lo stesso la promessa fatta, salvando sia la popolazione dalla sua vendetta sia le ragazze dalla sua bramosia sessuale.

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Leggende a parte, ciò che conta è la sostanza delle proposte dei nostri artigianali pasticceri, ciascuno impegnato nel promuovere la propria idea di questo straordinario dolce pasquale con personalità e senso di identità.

Colomba classica di Massimo Grazioli: un inno alla tradizione pura e semplice, un artefatto eccellente preparata con lievito madre di produzione propria e materie prime di altissima qualità, il cui impasto viene lasciato lievitare per 12 ore, rimpastato e fatto nuovamente lievitare per una notte intera.

Colomba al cioccolato di C’era Una Torta: una new entry in “casa Cortilia”, l’interpretazione in chiave golosa dell’arte della pasticceria di Valentina Meda. Realizzata con cioccolato fondente di primissima categoria e le migliori mandorle siciliane: da non perdere!

Colomba all’olio extravergine d’oliva BIO: un’alternativa con qualcosa di speciale, ovvero l’olio extra vergine di oliva, che la rende particolarmente leggera. La Colomba Evvivo è preparata artigianalmente utilizzando esclusivamente lievito madre, con oltre 32 ore di lievitazione, farina di frumento con germe integrale macinata a pietra. Il tutto da agricoltura biologica.

La Pasqua di Cortilia non può non prevedere anche l’assortimento di cioccolato… tra questi l’uovo di Pasqua firmato Passion Cocoa in versione al latte o fondente e dei gustosi ovetti e coniglietti ripieni di cioccolato.

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Scopri la speciale selezione che abbiamo scelto per l’occasione: clicca qui

Arachidi in terra toscana

Finalmente Cip&Ciop rompono il silenzio e tornano sulla scena pubblica soddisfatti e entusiasti. Qualcuno, dopo anni e anni di indifferenza, ha pensato a loro e di conseguenza ai tanti, tantissimi appassionati di “noccioline americane” – dicasi più correttamente arachidi.

Stiamo parlando di Stefania e Marco, una coppia altrettanto affiatata che, per il bene dei nostri affabili scoiattolini e di tutti i guru dello schioppettante snack rompifame, ha iniziato a coltivare arachidi in terra toscana.

Un progetto meraviglioso di tradizione e innovazione, nato e voluto per rompere gli schemi agricoli classici e realizzare un’idea nuova e concreta. I due amici hanno messo insieme le carte giuste, a partire dalla vocazionalità del terreno, un appezzamento a pochi chilometri dal mare di composizione sabbiosa, molto affine ai terreni delle zone tropicali da cui proviene la maggior parte dell’arachide mondiale. 

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A questo hanno sommato la conoscenza decennale nell’ambito della commercializzazione della nocciolina, requisito vincente che gli ha aperto la strada per la produzione di qualcosa di diverso e di non comparabile con le varianti industriali che si trovano sul mercato. In ultimo, la scelta di affidarsi, solo ed esclusivamente, a un metodo artigianale di produzione, come si può evincere dal tipo di tostatura, unica e incomparabile, resa possibile grazie all’uso di un vecchio tostatore in ghisa alimentato a legna di faggio, che conferisce alle loro arachidi un particolare sapore, oltre a quella giusta dose di imperfezione.

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Stefania e Marco hanno, inoltre, scelto di diversificare il più possibile la produzione optando per una gamma che cerca di accontentare tutti. Dagli arachidi classici tostati e interi, da rompere tra le mani accumulando sulla tavola i gusci, a quelli pratici, sgusciati e salati da cui è difficile staccarsi, per finire con il celebre burro, quella meraviglia spalmabile che guarda alla cultura d’oltreoceano ma che parla, quasi con magia, il linguaggio autentico del savoir faire e dell’artigianalità italiane.

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L’extravergine del Garda

Non serve per forza dirigersi centinaia di chilometri a Sud per godere appieno delle virtù di uno dei più grandi capolavori dell’arte agricola e alimentare dei Paesi Mediterranei. Anche le zone prossime a noi, sono culla di piccole eccellenze produttive di olio extravergine d’oliva. Sulle sponde del Lago di Garda, ad esempio, si concentra una rara testimonianza di cultura dell’olivo, affidata ad aziende e cooperative che hanno fatto della rarità la propria chiave di lettura innovativa e di grande fascino.

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Di extravergine del Garda, si sa, ce n’è poco, quel poco che basta per amarlo e apprezzarlo per quello che è, un estratto di passione e coraggio da parte di chi – in parallelo al turismo – ha creduto e investito in un comparto dal grande valore storico e culturale.

Manestrini è tra le prime aziende private che già oltre 50 anni fa ha iniziato a produrre olio valorizzando il territorio e le colline della sponda bresciana. Il merito è di Egidio, oggi affiancato dalla temeraria e appassionata figlia Nicoletta. Le varietà di olivo tradizionali coltivati in zona sono frantoio, moraiolo, leccino e casaliva, tutte presente nei vasti appezzamenti dell’azienda Manestrini, poi lavorati e franti nel proprio frantoio privato.

Per cogliere al meglio le virtù e la tipicità del territorio, abbiamo selezionato la versione di extravergine dell’azienda Manestrini più rappresentativa, ovvero l’Extravergine DOP Garda Bresciano, una garanzia totale di filiera, rispetto della tradizione ed eleganza gustativa.

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