News dagli agricoltori _ Azienda agricola Zipo

Il mondo agricolo alle porte di Milano è ricco di volti freschi, storie nuove e belle da raccontare. Una su tutte, quella della giovane Elisa Pozzi, in quel di Zibido San Giacomo.

Ecco qui: sullo sfondo le sue mucche da latte allevate nel pieno rispetto del benessere animale, alimentate con erba fresca o fieno.

Elisa, con il supporto della famiglia, è l’artefice di una produzione di derivati del latte artigianali e di altissimo livello qualitativo.

Nel suo laboratorio – piccolo, impeccabile e funzionale – non si accettano compromessi: solo latte appena munto, crudo, lavorato con caglio vegetale (o fermenti nel caso dello yogurt)… nulla di più.

I prodotti sono pochi, ma essenziali. Caciotta, yogurt, ricotta. E poi non dimentichiamo il riso che nel territorio non può mancare. L’azienda coltiva arborioe carnaroli e lo lavora grazie all’ausilio di una vecchia, rara e funzionante pilatrice che “accerezza” il ricco e lo lascia ricco di sostanze nutrienti.

In ultimo, un accesso alla cascina, una tra le più belle testimonianze di architettura contadina del territorio del Parco Sud arricchita da una particolarità: la presenza di una casa di caccia del ‘400.

Il biologico non è sostenibile. Sarà vero? Storia di un eterno dilemma

Mangiare biologico non è solo una scelta consapevole a favore di un’alimentazione più sana, ma un comportamento con moltissime implicazioni etiche sulla salvaguardia del nostro ambiente naturale. La scelta individuale di portare in tavola cibi che siano sani e genuini e che mantengano, cioè, il più possibile inalterate le loro caratteristiche nutrizionali si sposa davvero con la causa della sostenibilità ambientale?

Parrebbe di no. Questo il grande paradosso evidenziato da un recente studio pubblicato su Nature. In sostanza, lo studio dimostra che l’agricoltura biologica, se estesa in modo generalizzato, avrebbe un impatto sull’ambiente e sulla biodiversità negativo. Il motivo è molto semplice: la coltivazione con metodo biologico ha una resa inferiore rispetto alla coltura convenzionale, quindi  per soddisfare il fabbisogno crescente di cibo sarebbe necessario andare a consumare moltissimo terreno, cosa che determinerebbe una maggiore deforestazione e perdita di biodiversità.

Lo studio, attraverso un’analisi comparativa delle rese relative al metodo di produzione biologico e a quello convenzionale, dimostra che le rese ottenute in agricoltura biologica sono in genere più basse – in media del 5% (ad es. per i legumi) rispetto a quelle dell’agricoltura convenzionale. In casi limite, le rese possono arrivare a essere inferiori del 13% quando, anziché le pratiche dell’agricoltura convenzionale, svengono usate le migliori pratiche biologiche e addirittura il 34% quando si parla di colture come i cereali .

Campagna

Secondo gli autori: “Anche se le rese sono solo uno dei vari benefici ecologici, sociali ed economici forniti da un particolare sistema di produzione agricola, è ampiamente accettato che avere alte rese sia un aspetto centrale per la sicurezza alimentare sostenibile su una superficie agricola limitata”.

Tuttavia, le rese sono solo una parte di una serie di fattori economici, sociali e ambientali che devono essere presi in considerazione nel misurare i benefici dei diversi sistemi di coltivazione.

Se è vero che nei paesi industrializzati la questione centrale è se i benefici ambientali della produzione biologica compensino o meno i costi della riduzione della produttività, nei paesi in via di sviluppo una questione chiave è se l’agricoltura biologica possa contribuire a nutrire una popolazione in costante aumento (che nel 2050 si stima potrebbe raggiungere i 9 miliardi di persone).

Forse la soluzione risiede nell’abbandonare la querelle che da anni vede contrapposte l’agricoltura biologica a quella convenzionale e nell’individuare soluzioni complementari a seconda dei diversi contesti territoriali nell’interesse comune.

Voi cosa ne pensate?

 

Fa' la cosa giusta, la fiera del vivere sostenibile. Noi ci saremo!

Vorreste acquistare solo da produttori locali? Fashion victim sì, ma soltanto del Critical fashion? Non rinuncereste alla bicicletta per niente al mondo?  E se vacanze devono essere, che sia un turismo sostenibile!

Vi riconoscete in questo profilo? Allora  Fa’ la cosa giusta! sembra essere stata pensata proprio per voi!

Ma cosa è?  Fa’ la cosa giusta! è la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili e si terrà a Milano, nei padiglioni di fieramilanocity, dal 30 marzo al 1° aprile 2012. All’esposizione prenderà parte anche geomercato.

Nata nel 2004 e ormai giunta alla sua nona edizione, la fiera ha come obiettivo quello di diffondere le “buone pratiche” di consumo e produzione e di valorizzare la specificità e le eccellenze.

Tutto ruoterà intorno all’ “Economia Solidale”, ambito a cui sempre più realtà produttive fanno riferimento. Se sostenibilità ambientale e responsabilità sociale sono temi così rilevanti al giorno d’oggi, come vengono tradotti nella realtà della mostra/mercato della fiera?

L’esposizione sarà articolata in 10 sezioni tematiche, che ospiteranno i 750 espositori:

Turismo consapevole

Abitare green

Commercio equo e solidale

Cosmesi naturale

Critical fashion

Il pianeta dei piccoli

Mangia come parli

Mobilità sostenibile

Pace e partecipazione

Servizi per la sostenibilità

Spazio narrativa

Indovinate dove sarà geomercato? Esatto: nella sezione Mangia come parli (padiglione 2). E dove altro, altrimenti?!

Chi viene a trovarci?

Sostenibilità e sprechi: dove stanno i surgelati?

Una recente indagine riportata da Carla Massi sulle pagine del Messaggero dipinge gli italiani come pigri e frettolosi in cucina.

A quanto pare gli italiani hanno sempre meno tempo da dedicare alla cucina, pertanto ricorrono con grande facilità all’uso di cibi pronti, precotti e surgelati. Stando ai risultati della ricerca, gli italiani riempirebbero i carrelli della spesa di cibo già pronto non solo per quanto riguarda i prodotti tricolore doc (pizza, pasta e sughi), ma anche di frutta e verdura già confezionate, lavate, pulite e tagliate.

“Negli ultimi dieci anni – spiegano gli analisti della Coldiretti – le quantità di verdure pronte per l’uso in sacchetto acquistate dagli italiani sono più che triplicate e oggi vengono acquistate da un italiano su due per la necessità di risparmiare tempo, ma anche per l’esigenza di mantenere la linea con cibi freschi. Si stima che lo scorso anno il volume dell’ortofrutta confezionata abbia superato i 100 milioni di chili”.

Ma una scelta di questo genere ha un impatto diretto sulla sostenibilità ambientale, e l’opinione pubblica inizia a prendere coscienza di tale aspetto. Si moltiplicano perciò le informazioni volte a convincere il consumatore della bontà delle proprie scelte d’acquisto.

Ormai anche i produttori hanno capito che quello della sostenibilità è un tema che, nel bene o nel male, fa discutere e così cercano di tirare acqua al proprio mulino. L’Istituto Italiano Alimenti Surgelati, per esempio, precisa che – nel caso dei “cibi da congelatore” – la quasi totale assenza di sprechi e la quantità ridotta di energia necessaria alla loro cottura li renderebbe ingredienti perfetti per una cucina sostenibile ed ecologica.

Ma ne siamo proprio sicuri? Gli alimenti surgelati hanno i loro pro e i loro contro. Se è vero che spesso non necessitano di essere lavati, cosa che consentirebbe un risparmio idrico, possiamo davvero escludere che questo spreco non avvenga nella fase iniziale della produzione? E che dire del packaging e dello spreco che esso crea?! Inoltre state pur certi che gli ortaggi presenti nelle confezioni dei banchi-frigo (a proposito…quanto consumano?) non vengono dalla fattoria fuori porta, ma percorrono molti chilometri prima di arrivare nei supermercati.

Tuttavia da anni ormai i surgelati rappresentano una comodità irrinunciabile, soprattutto per chi o non ha una grande passione per i fornelli oppure per chi non ha tempo da dedicare alla cucina. E allora che fare? Semplice, la spesa online di prodotti a filiera corta consente di risparmiare tempo senza rinunciare al gusto genuino degli alimenti, con un occhio di riguardo al tema della sostenibilità ambientale.