Vogliamo la primavera!

meadow-107274_640Ogni periodo dell’anno ha il proprio fascino e le proprie peculiarità. I prodotti di stagione sono proprio la prova di questa relazione tra lo scorrere dei giorni e delle settimane e la sapienza di contadini e artigiani della terra. Ed è proprio di questa sapienza e conoscenza che vogliamo parlare, vale a dire della capacità dei nostri agricoltori di coniugare i cicli e il rispetto della natura con la necessità di organizzare al meglio il calendario di semine e raccolte per anticipare o prolungare un pochino alcune colture. A ciò si sommano le oggettive criticità di natura geografica che portano, ad esempio, il nostro territorio ad essere un po’ più indietro sul fronte dei raccolti rispetto alle produzioni di Sicilia o Puglia.

A noi la scelta: puristi fino in fondo e niente zucchine fino a giugno e niente fragole fino a luglio oppure accettiamo il compromesso? Un compromesso che ha delle parole in codice inusuali rispetto a quelle comuni nel dibattito utopico dell’agricoltura locale.

Voi che scelta appoggiate? Siete tra quelli che aspettano la stagione di ogni prodotto per portarli in tavola o non disdegnate alcune primizie?

È arrivata l’Hamburgermania!

L’hamburger, icona del fast-food mondiale, ha acquisito negli ultimi anni un exploit identitario e culturale di inimmaginabile successo… Da prodotto di bassa leva, associato all’industrializzazione alimentare più feroce e al bassissimo profilo nutrizionale ed esperienziale, l’hamburger è diventato un artefatto di interesse culinario che è arrivato ad abbracciare una schiera infinita di modelli culinari e gastronomici. Dal grande chef stellato, al bistrot di nuova tendenza, all’agriturismo in campagna, fino ad arrivare all’esperienza domestica, il panino imbottito di carne e salse numero uno al mondo ha cambiato volto e si è condito di una nuova rivoluzionaria prospettiva.

hamburgermaniaEccoci quindi nell’era nominata hamburgermania, un epocale fenomeno di ricerca del nuovo, di risemantizzazione alimentare, di risposta creativa alla banalizzazione, di riconquista di un connotato etico ed estetico che sembrava compromesso dalla prepotenza delle celebri insegne luminose dei colossi del Burger. Il nuovo hamburger è il disegno di un nuovo paradigma alimentare, moderno e quanto più attuale. All’interno troviamo una stratificazione di idee fresche alternate da una sana progettualità.

Tra queste: la scelta di un pane giusto, gustoso, realizzato con farine e ingredienti di primo ordine; la selezione delle migliori carni di filiera; la cura nel dettaglio, come l’impiego di salse espresse e verdure di stagione. Il tutto senza tralasciare quel contorno di apparenza, attrattiva e praticità: al bando versioni troppo sofisticate di di difficile approccio! L’hamburger – è bene ricordarlo – deve essere bello, soffice e sopratutto pratico.

A noi di Cortilia il Nuovo Hamburger piace. Per questo abbiamo lavorato in stretta sinergia con agricoltori e artigiani per offrire una possibilità di replicarlo in chiave domestica… Il risultato è garantito!

Pane per hamburger BIO

100% BIO, zero compromessi… Questi soffici panini sono il risultato dell’inventiva del laboratorio Pane Bruno

  • La Carne

Tre possibilità per tutti i gusti…

1) La purezza all’ennesima potenza. 100% carne BIO locale di carne Limousine.

Hamburger di carne Limousine BIO

2) Eccellenza assoluta: il meglio della carne Piemontese, secondo la ricetta del celebre Cazzamali.

3) Gusto e ancora gusto! Carne piemontese, un briciolo di carne di maiale e una punta di spezie, per un risultato godereccio.

  • Non sai scegliere?

Prova il nostro Kit per Hamburger BIO — c’è anche la Maionese BIO!

C’è pollo e pollo!

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Qualcuno avrà sicuramente in mente la nota pubblicità degli anni Settanta (rimasta immutata per oltre vent’anni), corredata da sonora canzoncina, del celebre galletto industriale che svolacchiava sereno e felice nelle nostre case e tra i nostri fornelli… Ebbene, abbandonate questo mito nostalgico di successo e concentratevi piuttosto su qualcosa di vero, autentico e di reale valore agricolo…

Pollo, pollame, galline e tutto ciò che si configura all’interno della macro famiglia dei “pennuti” meritano un po’ più di attenzione e sensibilità… Ecco di cosa tener conto nella scelta della migliore “carne bianca”.

Di primaria e di imprescindibile importanza, la modalità con cui si alleva e si ingrassa un pollo è la base da cui partire. Un allevamento virtuoso permette di garantire il fatidico e centrale tema del benessere animale, espressione di un consumo etico e sostenibile sempre più attuale e sentito. Allevare bene un pollo è, inoltre, garanzia di una qualità sensoriale maggiore, di un’esperienza gastronomica sincera e trasparente, nonché una risposta tangibile alla massa di polli industriali che inondano il mercato.

Nel concreto: un pollo virtuoso secondo Cortilia è il risultato di un allevamento non inferiore a 60-80 giorni, alimentato con cereali e integrazioni di prima qualità. Senza ricorrere a miti bucolici del pollo libero giorno e notte per corti e cascine (irrealistici se si vuole garantire costanza produttiva), un pollo di qualità deve avere il giusto spazio per muoversi, razzolare come è nell’istinto naturale dell’animale. Insomma, niente a che vedere con il drammatico scenario industriale.

In virtù di questo e a prova che un pollo diverso è possibile, ecco una proposta che giunge da un’azienda agricola del territorio milanese.

Si tratta del pollo della Cascina Lassi, un prodotto esclusivo, allevato libero nel pieno rispetto del benessere animale e alimentato con cereali di produzione propria da agricoltura BIO. Un pollo di oltre 90 giorni, della varietà “collo nudo” che ha la particolarità di sviluppare soprattutto il petto. Buono, raro, rivoluzionario… Provare per credere!

E tu che cavolo sei?

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Brassica oleracea è il nome scientifico e, perché no, anche un po’ poetico, che identifica lo straordinario e complesso mondo dei cavoli. Una pianta che arricchisce di colore e gusto le stagioni fredde dell’anno.

I cavoli sono l’ortaggio popolare per eccellenza, icona della civiltà contadina e forse, proprio per questo, a lungo denigrati e sottovalutati nella loro dignità gastronomica. I cavoli meritano rispetto, se non fosse per il loro strabiliante potere nutrizionale ed estetico. I cavoli sono prima di ogni altra cosa belli! Sono emblema di una biodiversità infinita fatta di forme, sfumature cromatiche, consistenze, denominazioni regionali e locali, adattabilità a climi e terreni differenti, nonché ingrediente di un patrimonio inesauribile di ricette e artefatti della tradizione. Dal nord al sud del Mondo, o anche solo in Italia, ci si imbatte in un mondo infinito rappresentato da (per citarne solo alcuni):

cavolfiori, broccoli, cavolo romanesco, cavolo cappuccio, cavolo nero, cavolo cinese, cavolo rapa, verza, ma anche le infiorescenze come broccoletti, cime di rape, minestra napoletana, friarielli e tanti altri.

Al bando quindi la diffidenza verso il loro profumo un po’ grezzo e acre (dovuto alla presenza di composti solfurei) e evviva i cavoli! Valorizziamoli nelle loro più infinite forme e nelle più svariate ricette.

Crudi, tagliati sottili, sono l’arternativa alle comuni insalate a foglia e regalano un condensato di vitamine e minerali che non ha eguali. La croccantezza li rende un prodotto con alto potete saziante, anche grazie ai leggeri e gustosi condimenti che si accompagnano (provateli con olio, aglio e un acciuga sbriciolata).

Si gustano anche saltati in padella, appena scottati.

Ottimi come base per stufati, potaggi e lunghe cotture, tra cui la fatidica Cassouela milanese, in cui le foglie di cavolo verza raccolgono umori, fantasie e succulenze delle carni.

Le foglie appena sbollentate diventano l’involucro per meravigliosi involtini di cui è ricchissimo il repertorio regionali. Un ripieno vegetariano di uovo, pangrattato, parmigiano e prezzemolo è già sufficiente; per i più esigenti, si può aggiungere la carne o perché no, verdure e sfilacci di baccalà.

I colori dell’inverno

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Ma chi l’ha detto che l’alimentazione in inverno è sbiadita e povera di colori? Si sa che la stagione fredda è quella del riposo delle campagne, del periodo di “magra” dalle grandi abbuffare di pomodori, insalate e trionfali frullati estivi.

Non serve vivere con nostalgia il bel tempo che fu…. Guardiamo senza esitazione alla primavera, ma godendoci a pieno i doni delle campagne locali – ma anche quelle di altre regioni (per fortuna!) – in questo periodo.

I colori non mancano… anzi lasciamoci conquistare dalla bellezza di cavoli (rossi, bianchi, verdi, verdoni, lisci e crespi), cavolfiori (bianchi, verdi, addirittura rosa), ma anche rape, barbabietole, e poi zucche, insalate invernali, radicchi, cicorie di ogni forma, ma anche le immancabili e sempre presenti (per fortuna!) carote e patate.

Abbandoniamo poi la monocoltura delle verdure “stracotte”. L’inverno è il momento ideale per proteggerci da raffreddori e malanni di stagione: approfittiamo quindi della purezza e dell’integrità vitaminica delle verdure crude, sottoforma di ottime insalate.

Qualche idea?

Finocchi e arance, per un trionfo di vitamina C

Cavolo rosso e mela, una bomba antiossidante

Sedano, noci e cavolfiore crudo, un matrimonio di croccantezza