“Abbiamo mangiato il panettone e continueremo a farlo”

panettone (1)

Si sa, è tempo di Panettone, il dolce delle feste per eccellenza.

Simbolo del Natale, del dono e del controdono, il Panettone si condivide con amici e parenti, in ufficio tra colleghi per scambiarsi gli auguri..

Ma vediamo da vicino qualche aneddoto curioso per capire da vicino cosa c’è dietro a questo straordinario prodotto, icona della Milanesità più profonda.

Qualche leggenda

Ci sono varie leggende legate all’alchimia del panettone. Una prima ambientata a fine ‘400, narra di Ughetto figlio del condottiero Giacometto degli Atellani, che si innamorò della bella e giovane Adalgisa. Per star vicino alla sua amata egli s’improvvisò pasticcere come il padre di lei, tal Toni, creando un pane ricco, aggiungendo alla farina e al lievito, burro, uova, zucchero, cedro e aranci canditi.

Erano i tempi di Ludovico il Moro, e la moglie duchessa Beatrice vista questa grande passione del giovane, aiutata dei padri Domenicani e da Leonardo da Vinci, si impegnò a convincere Giacometto degli Atellani a far sposare il figlio con la popolana. Il dolce frutto di tale amore divenne un successo senza precedenti, e la gente venne da ogni contrada per comprare e gustare il “Pan del Ton”.

Narra una seconda leggenda che per la vigilia di Natale, alla corte del duca Ludovico, era stata predisposta la preparazione di un dolce particolare. Purtroppo durante la cottura questo pane a cupola contenente acini d’uva si bruciò, gettando il cuoco nella disperazione. Fra imprecazioni e urla, si levò la voce di uno sguattero, che si chiamava Toni, il quale consigliò di servire lo stesso il dolce, giustificandolo come una specialità con la crosta. Quando la ricetta inconsueta venne presentata agli invitati fu accolta da fragorosi applausi, e dopo l’assaggio un coro di lodi si levò da tutta la tavolata; era nato il “pan del Toni”. Fonte saleepepe

La storia moderna

Uno degli artefici del panettone moderno è stato Paolo Biffi, che curò un enorme dolce per Pio IX al quale lo spedì con una carrozza speciale nel 1847.

La Nascita e sviluppo della forma e della confezione attuale del panettone sono databili alla prima metà del ‘900, ad opera dell’ingegno di Angelo Motta, fondatore del noto marchio del panettone italiano (oggi è un marchio della Nestlé, recentemente acquisito dalla Bauli) che propose il cupolone e il “pirottino” di carta da forno, quasi a celebrare la crescita e l’importanza del preparato.

Gli ingredienti

Il panettone è un dolce da forno tutelato da una specifica normativa nazionale (D.M. 22/07/2005) secondo la quale:

La denominazione «panettone» è riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a base rotonda con crosta superiore screpolata e tagliata in modo caratteristico, di struttura soffice ad alveolatura allungata e aroma tipico di lievitazione a pasta acida.”

Una legge che tutela il consumatore e che stabilisce che devono essere utilizzati ingredienti di alta qualità obbligatori come farina, burro, uova fresche, zucchero, uvetta, canditi, mentre non può essere definito “panettone” un prodotto che utilizza surrogati di basso costo come, ad esempio, la margarina in sostituzione del burro. In questo caso non è possibile vendere il dolce come “panettone”, ma come “dolce da forno”.

L’artigianalità

Il panettone è un prodotto molto complesso da realizzare. Questo tema giustifica la grande diffusione a livello industriale. Eppure permane, soprattutto a Milano, un’immensa cultura artigianale, condotta da pasticceri e panettieri. L’artigianalità del panettone (e di conseguenza il prezzo decisamente più alto rispetto alle referenze sottocosto che si trovano in questo periodo nei supermecati) va ricercata soprattutto nelle materie prime. Ecco cosa ricercare:

– i canditi devono essere profumati, carnosi e sapere di frutta

– l’uvetta deve essere altrettanto: carnosa, dolce al punto giusto e saporita

– il panettone deve profumare di burro, suadente e persistente. Diffidate dai profumi impattanti, conseguenza dell’uso di aromi artificiali.

– al palato deve diffondersi un gusto deciso e delicato, riconducibile alle materie prime essenziali (burro, uova, canditi e uvetta).

Buon Panettone a tutti

Evvivo! è arrivato Pandolia…. un “panettone” speciale

Da qualche giorno l’offerta dei prodotti degli agricoltori e artigiani di Cortilia si è arricchita di un contenuto speciale… parliamo di Pandolia, una sorta di panettone molto curioso che coniuga al gusto e alla tradizione, il territorio e la nutrizione!

Si tratta del risultato dell’inventiva e della creatività di Riccardo e Laura, ideatori del Laboratorio Evvivo che, con il loro progetto, hanno dato vita al sogno di far incontrare l’arte pasticcera con i migliori prodotti del territorio e la scienza della nutrizione.

Pandolia è il primo esempio di come si possa fare un cibo buono, goloso e attento al nostro benessere. Alla base, al posto del burro e di qualsiasi altro grasso, c’è
l’olio extra vergine di oliva. E non uno qualunque! Troviamo l’olio extra vergine di oliva DOP fornito dalla Cooperativa Olivicoltori Lago di Como, una rara eccellenza del territorio lariano.

Pandolia è preparato artigianalmente utilizzando esclusivamente lievito madre, con oltre 32 ore di lievitazione.
La ricetta non contiene burro, non contiene conservanti né aromi.

News dagli agricoltori _ Azienda agricola Zipo

Il mondo agricolo alle porte di Milano è ricco di volti freschi, storie nuove e belle da raccontare. Una su tutte, quella della giovane Elisa Pozzi, in quel di Zibido San Giacomo.

Ecco qui: sullo sfondo le sue mucche da latte allevate nel pieno rispetto del benessere animale, alimentate con erba fresca o fieno.

Elisa, con il supporto della famiglia, è l’artefice di una produzione di derivati del latte artigianali e di altissimo livello qualitativo.

Nel suo laboratorio – piccolo, impeccabile e funzionale – non si accettano compromessi: solo latte appena munto, crudo, lavorato con caglio vegetale (o fermenti nel caso dello yogurt)… nulla di più.

I prodotti sono pochi, ma essenziali. Caciotta, yogurt, ricotta. E poi non dimentichiamo il riso che nel territorio non può mancare. L’azienda coltiva arborioe carnaroli e lo lavora grazie all’ausilio di una vecchia, rara e funzionante pilatrice che “accerezza” il ricco e lo lascia ricco di sostanze nutrienti.

In ultimo, un accesso alla cascina, una tra le più belle testimonianze di architettura contadina del territorio del Parco Sud arricchita da una particolarità: la presenza di una casa di caccia del ‘400.

News dagli agricoltori – Cascina Cassinetta

Siamo andati in visita all’azienda di Luigi e Alberto Gilardi.
Abbiamo incontrato Luigi preso nell’attività di “difesa armata” dall’attacco dei calabroni nei confronti dei pochi fichi maturi.

Tra un fico e una fetta di salame, ci ha raccontato delle difficoltà agricole di questa stagione: in particolare il riso che risente degli effetti della “pazza primavera” e rischia di non arrivare a piena maturazione. Stiamo a vedere…

Alberto, il figlio, è oggi l’anima dell’azienda. Un giovane pieno di passione, un volto nuovo dell’agricoltura locale che mostra intraprendenza, voglia di fare e curiosità.

L’azienda merita davvero una visita: è un condensato di architettura contadina e di modernità, connubio inscindibile per fare qualità. La stalla, ad esempio, è pulita, funzionale, a misura d’uomo e del benessere animale. I maiali da una parte, i bovini di razza piemontese dall’altra, hanno i giusti spazi per muoversi, mangiare (solo cereali e fieno di produzione locale) e socializzare.

Lo stesso vale per i pollai dove polli e oche sono liberi di razzolare.

Il laboratorio di lavorazione della carne e di preparazione dei salumi è impeccabile, risultato di una recente ristrutturazione di una parte della cascina.

Una curiosità: la filosofia di Alberto e Luigi è di rendere l’azienda il più possibile autosufficiente. Di recente è stato attivato un impianto fotovoltaico da 19,7 kW con conseguente utilizzo dell’energia prodotta per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti di lavoro, nonché per la climatizzazione della stagionatura.

A.A.A. Cercasi Polli ruspanti… intanto eccone uno!

polloAvete presente quei bei polli ruspanti liberi di razzolare per l’aia, sani, corpulenti, pieni di gusto già solo a guardarli? Se pensate che sia un’immagine bucolica e del passato, avete proprio sbagliato.

L’industria del pollame ci ha abituato a veri e propri artefatti smontabili pronti in poco più di 20 giorni e costruiti ad hoc per il girarrosto. Ma le alternative esistono… eccome.

Aziende agricole che lavorano per offrire un prodotto “nuovo” che guarda al passato e alla tradizione delle cascine, ma anche al presente con tecniche e conoscenze attuali, ci sono. Sempre di più, il comparto del pollame di qualità, sta diventando di interesse per cascine e allevatori.

Questo è il motivo per cui stiamo lavorando – a fondo – per trovare nuove aziende agricole locali, specializzate e organizzate per offrire con costanza un prodotto unico e autentico.

Intanto, approfittate dell’offerta – limitata a pochi giorni – del Galletto ruspante dell’azienda Miroglio, selezionato dalla Cascina Santa Marta

Eccone un breve estratto:

Il famoso galletto della pubblicità non ha nulla a che vedere con questo straordinario pennuto! Prodotto nel pieno rispetto del benessere animale dall’azienda dei fratelli Miroglio, da animali allevati a terra che hanno il giusto spazio per razzolare e alimentati con cereali di produzione locale… Imperdibile!