C’è pollo e pollo!

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Qualcuno avrà sicuramente in mente la nota pubblicità degli anni Settanta (rimasta immutata per oltre vent’anni), corredata da sonora canzoncina, del celebre galletto industriale che svolacchiava sereno e felice nelle nostre case e tra i nostri fornelli… Ebbene, abbandonate questo mito nostalgico di successo e concentratevi piuttosto su qualcosa di vero, autentico e di reale valore agricolo…

Pollo, pollame, galline e tutto ciò che si configura all’interno della macro famiglia dei “pennuti” meritano un po’ più di attenzione e sensibilità… Ecco di cosa tener conto nella scelta della migliore “carne bianca”.

Di primaria e di imprescindibile importanza, la modalità con cui si alleva e si ingrassa un pollo è la base da cui partire. Un allevamento virtuoso permette di garantire il fatidico e centrale tema del benessere animale, espressione di un consumo etico e sostenibile sempre più attuale e sentito. Allevare bene un pollo è, inoltre, garanzia di una qualità sensoriale maggiore, di un’esperienza gastronomica sincera e trasparente, nonché una risposta tangibile alla massa di polli industriali che inondano il mercato.

Nel concreto: un pollo virtuoso secondo Cortilia è il risultato di un allevamento non inferiore a 60-80 giorni, alimentato con cereali e integrazioni di prima qualità. Senza ricorrere a miti bucolici del pollo libero giorno e notte per corti e cascine (irrealistici se si vuole garantire costanza produttiva), un pollo di qualità deve avere il giusto spazio per muoversi, razzolare come è nell’istinto naturale dell’animale. Insomma, niente a che vedere con il drammatico scenario industriale.

In virtù di questo e a prova che un pollo diverso è possibile, ecco una proposta che giunge da un’azienda agricola del territorio milanese.

Si tratta del pollo della Cascina Lassi, un prodotto esclusivo, allevato libero nel pieno rispetto del benessere animale e alimentato con cereali di produzione propria da agricoltura BIO. Un pollo di oltre 90 giorni, della varietà “collo nudo” che ha la particolarità di sviluppare soprattutto il petto. Buono, raro, rivoluzionario… Provare per credere!

6 cose che non sai sul BIO: tra falsi miti e disinformazione

L’agricoltura biologica è un altro modo di approcciarsi alla natura e alle produzioni alimentari. Un tema sempre più attuale nel dibattito pubblico che anche Cortilia segue e mette in evidenza con interesse e puntualità.
Diffondere una cultura del BIO, tuttavia, richiede attenzione e serietà, contro falsi miti e disinformazione.
Ecco alcune nostre osservazioni in materia BIO.

1) Questione di leggi
l’agricoltura biologica è disciplinata da diverse normative nazionali e comunitarie che definiscono requisiti e metodi per poter dichiarare se una produzione è biologica o no.
Un prodotto è biologico, pertanto, se ricondotto a livello di tecnica di produzione a parametri e metriche riconducibili alla legge.

2) Certificazione e burocrazia
Un prodotto è biologico se è certificato. La certificazione da parte di enti dedicati è obbligatoria. Si tratta di una procedura talvolta limitata a analizzare esclusivamente carte e documenti, non a controllare a livello puntuale i terreni o i prodotti.

3) Il biologico industriale
Attenersi a protocolli e parametri definiti dalle normative BIO è oggi facile anche per le produzioni di larga scala. Esiste, infatti, una forte crescita del comparto anche da parte di aziende agricole o di industrie di trasformazione che convertono la produzione, o parte di essa, verso il BIO. Persino le multinazionali del cibo cavalcano questa onda commerciale proponendo artefatti in versione “green”. Oltreoceano, dove il fenomeno è molto sviluppato, si possono trovare ad esempio i Macaroni&Cheese “Organic” (cioè “BIO”) di una nota multinazionale — ed è solo un esempio tra tanti!

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4) C’è BIO e BIO
La diffusione industriale del biologico porta agricoltori e artigiani che si approcciano a questo tipo di agricoltura con dedizione e sensibilità contadina a interrogarsi sull’effettiva credibilità del concetto BIO, a fronte di una concorrenza sempre più forte di prodotti che sono BIO solo a livello di aderenza alle normative. Tali produttori si interrogano, infatti, su altri livelli e frontiere di valorizzazione delle proprie produzioni, come l’introduzione di pratiche di agricoltura biodinamica o più semplicemente sulla vendita diretta che consente di far trasparire a chi visita l’azienda il valore aggiunto della propria realtà.

5) Il territorio
Ciascun territorio e distretto agricolo ha le proprie caratteriste e potenzialità espressive. Puntare, quindi, su coltivare prodotti in rapporto alla vocazionalità è la prima operazione sensata a favore della sostenibilità. Non ha alcun senso sforzarsi di produrre mele su larga scala nella campagna milanese, quando in Trentino, in Valtellina, ecc ci sono condizioni nettamente più favorevoli, che possono avvantaggiare anche pratiche agricole biologiche.

6) Milano e il Parco Sud
Mais, riso, allevamento suino e qualche produzione orticola. Il parco agricolo più esteso d’Europa ha a lungo offerto un elenco di produzioni limitato, risultato di tecniche intensive. Un modello che oggi trova una strada nuova nell’affermarsi di aziende agricole che guardano alla multifunzionalità, requisito indispensabile per l’agricoltura biologica.
Da segnalare, con entusiasmo, che molte aziende locali da sempre indirizzate verso modelli convenzionali, anche grazie alla multifunzionalità, hanno iniziato la strada della conversione al BIO, a prova del fatto che questo comparto, se ben interpretato, è un’opportunità per il nostro sistema agricolo locale.

Curiosità d’autunno

Ma chi l’ha detto che l’autunno è la stagione monotona di cavoli, broccoli e poco altro?
Direttamente dalle campagne milanesi, l’offerta di Cortilia si è arricchita di alcune straordinarie novità.

L’inventiva e la voglia di sperimentare cose nuove ha portato i Fratelli Scotti di Cascina Pizzo, ma anche il giovane Alberto Cassani, a coltivare ortaggi curiosi che ci teniamo a presentarvi…. Un modo nuovo di variare la vostra dieta e scoprire gusti inediti!

Tenerumi
Si tratta delle foglie tenere della pianta delle zucchine siciliane, più precisamente della zucchina siciliana “serpente”, lunga e stretta. Le foglie si sbollentano in acqua e si usano come fossero spinaci. Ottimi soffritti con pomodoro e cipolla come sugo per la pasta. Un’icona della cultura culinaria siciliana, ma 100% locale.

Zucca siciliana
A prova del fatto che si mangia tutto, ecco questa particolare zucca, lunga e stretta. Raggiunge fino a un metro di lunghezza e si apprezza come una normalissima zucchina. Dolce, gustosa e base per le più svariate ricette.

Friarielli
Un ortaggio della tradizione napoletana che assume nomi e nomignoni di ogni sorta. I friarielli sono una sorta di cima di rapa, un po’ più scura e saporita. A Napoli si chiama anche “minestra”. Si sbollenta, si salta in padella e si gusta nelle più svariate ricette. Provatela con la pasta. Buonissimi sulla pizza!

Pan di Zucchero
Più conosciuta con il nome di milanese o cicorone, questa eccellenza dell’orto è una delle tante variegate testimonianza del grande mondo delle cicorie. Si gusta cruda, in insalata, apprezzando la sua croccantezza, oppure in padella dove esalta un gusto piacevolmente amarognolo.

Cavolo cinese
Un volto nuovo del cavolo, 100% locale e da agricoltura biologica. Si apprezza scottato in padella appena abbrustolito, insaporito da qualche cucchiaio di salsa di soia. Oppure in insalata con un ricco condimento.

Topinambur
I fiori gialli che spesso troviamo a ridosso dei campi che ricordano le margherite gialle, non sono altro che la parte visiva di questo curioso tubero. Un ingrediente suggestivo che, da semplice prodotto della terra, è arrivato ad assumere un ruolo importante nelle cucine dell’alta ristorazione.

Vitamina C!!!

Ecco alcune brillanti idee per rimettersi in forma…

Kit Vitamina C BIO

Un condensato di poteri vitaminici per tenersi in gloriosa forma. Ecco l’essenza della purezza – arance, clementine, limoni – direttamente dalla Sicilia, senza intermediazioni senza compromessi. 100% BIO.

box vitamina c BIO---

Arance, clementini e limoni si gustano così, tout court… spremute o semplicemente sbucciate le arance sono una vera bomba vitaminica. Usatele anche per una squisita torta alle arance.

Non sprecate poi le bucce dei limoni. Si adattano per un ottimo “canarino“, il digestivo naturale per eccellenza. O meglio ancora per aromatizzare insalate, pesce o sughi per la pasta.

Ecco a voi la ricetta della marmellata di arance, da fare in casa, fornita dalla nostra amica foodblogger Chiara (architettandoincucina):

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Marmellata di arance

Per prima cosa ho lavato la frutta in acqua e bicarbonato, una volta asciutta ho staccato la scorzetta arancio a tutti i frutti eccetto tre arance, queste ultime le ho tagliate a fette spesse mezzo cm (con anche la buccia), le scorzette le ho tagliate a striscioline. Successivamente ho pelato a vivo la frutta (raccogliendo il succo che fuoriusciva in una pentola), tagliato a pezzettini la polpa e ho lasciato macerare per qualche ora il tutto in un pentolone con 500g di zucchero per 1 kg di frutta. Passato questo lasso di tempo ho unito al composto una bustina di Fruttapec 2:1, ho aggiunto le scorze e le fette di arancia precedentemente tagliate e ho mescolato per bene. Come da istruzioni riportate sulla confezione, ho portato a bollore il tutto e ho mescolato per 3 minuti dal momento dell’ebollizione. Terminato questo tempo ho tolto dal fuoco e con l’apposito imbuto per confetture ho invasettato in barattoli di vetro precedentemente sterilizzati, prima di versare la marmellata ho inserito in ogni barattolo 3 o 4 fette di arancia.

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Agrumi di Sicilia BIO… come riprendersi dopo le abbuffate

Gli agrumi sono il simbolo dell’inverno… un tocco di vivacità e freschezza che contribuisce a colorare il freddo di questa stagione, oltre che a prevenire raffreddori e malanni.
Quest’anno il network di Cortilia si è arricchito degli agrumi dell’azienda Bioinvio, di Vittoria, in provincia di Ragusa.
Questa volta vogliamo parlarvi di stagionalità delle arance… è curioso sapere che il frutto per eccellenza dell’inverno, icona della sicilianità più profonda, non è sempre uguale, ma varia durante la stagione.

AranceEcco le principali varietà…

Navel
Questo gruppo di arance (Navelina, Washington Navel e Navelate) è caratterizzato dalla buccia uniformemente colorata e dalla forma regolarmente sferica. Le arance Navel sono disponibili sul mercato da novembre a tutto maggio.
È un gruppo varietale molto diffuso e apprezzato dal mercato, per la squisitezza della polpa e la dolcezza del succo, di colore biondo.

Moro
L’arancia Moro, varietà tipicamente italiana, è disponibile sul mercato dalla prima decade di dicembre a tutto febbraio. La presenza nella polpa di particolari pigmenti, gli antociani, conferisce al succo del Moro un caratteristico color rosso intenso.

Tarocco
L’arancia Tarocco è disponibile sul mercato da metà dicembre a tutto maggio. Il profumo e la dolcezza della polpa, oltre che la ricchezza di succo, ne fanno una delle varietà più richieste tra gli estimatori delle “arance pigmentate”.

Sanguinello
L’arancia Sanguinello è di forma globosa o obovata, pezzatura media, presenta una buccia di colore arancio con sfumature rosse, e una polpa di colore arancio con screziature rosse. Contiene pochi semi. L’epoca di maturazione è medio-tardiva: ha inizio in febbraio, mentre il grosso della raccolta viene a cadere tra marzo e aprile, mesi in cui i frutti raggiungono le migliori caratteristiche organolettiche. I frutti, raggiunta la maturazione, hanno breve persistenza sulla pianta.